COCCI D’UN AMORE AMARO
1. Non riuscendo, senza te
La sentenza è dunque inappellabile!
Per me non c’è più via di scampo:
sono braccata dall’artiglio del tuo “voglio”,
e i cani dell’abbandono già mi azzannano!
Inutile e vile abbassare ancora
questa mia già svenduta dignità,
continuando, cieca, a mendicare
passioni solamente immaginate.
Ma, ti prego, non lasciarmi sola
in questo mare di perplessità,
nel buio freddo di desolazione.
Illuminami con la bella cortesia,
col tepore discreto ed avvolgente
che carezzava il cervello e le viscere.
Non ripetermi: “La sentenza è inappellabile”…
Da mesi stai sgozzando ogni speranza.
Il cuore s’è già chiuso in cantina,
e beve il marcio della solitudine.
Non infierirai oltre su questa
già sconquassata anima amante:
pazza sarei a mendicare
risonanze solo mie,
ormai impossibili.
Però, t’imploro, non abbandonarmi
in questa steppa di perplessità venefiche,
nel vulnerante buio dell’ultimo appassire.
Mormorami qualche sillaba gentile:
un canto memore e contenuto, ma vero,
che conforti senza illudere, franco.
4. Verrà ancora il canto dei fiori?
Un affetto dilagante e senza argini,
sempre sputacchiato da silenzi vuoti,
vuole ancor porgerti questo magro omaggio,
tremante d’offendere il tuo vago ricercare.
Accettalo, se credi, come il dono
innocente di una larva trafitta e spirata,
che non riesce, miseranda e debole,
a cacciar dalle sue porte la speranza
di veder risorgere arpeggi d’amicizia.