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COCCI D’UN AMORE AMARO

 

 

Lidia Trasimeno

 

 

 

 

1. Non riuscendo, senza te

 

 

La sentenza è dunque inappellabile!

Per me non c’è più via di scampo:

sono braccata dall’artiglio del tuo “voglio”,

e i cani dell’abbandono già mi azzannano!

 

Inutile e vile abbassare ancora

questa mia già svenduta dignità,

continuando, cieca, a mendicare

passioni solamente immaginate.

 

Ma, ti prego, non lasciarmi sola

in questo mare di perplessità,

nel buio freddo di desolazione.

 

Illuminami con la bella cortesia,

col tepore discreto ed avvolgente

che carezzava il cervello e le viscere.

 

 

 

2. Per non perdere tutto

 

 

Non ripetermi: “La sentenza è inappellabile”…

Da mesi stai sgozzando ogni speranza.

Il cuore s’è già chiuso in cantina,

e beve il marcio della solitudine.

 

Non infierirai oltre su questa

già sconquassata anima amante:

pazza sarei a mendicare

risonanze solo mie,

ormai impossibili.

 

Però, t’imploro, non abbandonarmi

in questa steppa di perplessità venefiche,

nel vulnerante buio dell’ultimo appassire.

 

Mormorami qualche sillaba gentile:

un canto memore e contenuto, ma vero,

che conforti senza illudere, franco.

 

 

 

3. Rabbia fredda

 

 

Nulla mi dà questa vita ch’è morte,

fuor che di rabbia slanci smisurati!

E so di condividere la sorte

di mille e mille animi squartati,

 

bramosi di lasciare quanto prima

l’aspra tragedia de lo stato umano:

è un orrido sentire che tracima

dal gorgo d’un travaglio disumano!

 

Lo so, non piaccio - e poco me ne cale -

alla massa dei solidi lettori,

ma io sono così, schiava d’un male

 

che lacera le musiche del sogno,

che falcia duro tanti freschi fiori,

dolci miraggi che più non agogno!

 

 

 

4. Verrà ancora il canto dei fiori?

 

 

Un affetto dilagante e senza argini,

sempre sputacchiato da silenzi vuoti,

vuole ancor porgerti questo magro omaggio,

tremante d’offendere il tuo vago ricercare.

 

Accettalo, se credi, come il dono

innocente di una larva trafitta e spirata,

che non riesce, miseranda e debole,

a cacciar dalle sue porte la speranza

 

di veder risorgere arpeggi d’amicizia.

                                                                 

                                     

 

 

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