indietro

 

 

N. Chomsky, America: il nuovo tiranno. Conversazione con D. Barsamian, Milano, Rizzoli, “Saggi stranieri”,  2006, pp. 199,  € 16,00 

 

Da decenni, oramai, Noam Chomsky associa all’attività di linguista quella di politologo, costituendo una delle voci critiche che con più vigore e lucidità hanno denunciato i fini imperialistici sottesi alla tattica geopolitica degli Stati Uniti.

 

America: il nuovo tiranno raccoglie i dialoghi occorsi fra il docente del Massachusetts Institute of Technology ed un intervistatore davvero d’eccezione, David Barsamian, fondatore di «Alternative Radio» nonché autore d’importanti saggi di politica internazionale. Le risposte di Chomsky ripercorrono con l’usuale precisione temi più volte affrontati in diversi suoi apprezzatissimi interventi “militanti” (Economia americana e «stati fuorilegge»; 11 settembre, le ragioni di chi?; Presidente Bush; Egemonia o sopravvivenza etc.): la pratica americana della deroga unilaterale alle norme del diritto internazionale come attuazione moderna del concetto di “ragion di Stato”; l’abuso della propaganda massmediale per trasmettere alla cittadinanza un diffuso sentimento d’insicurezza e per stornare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle strategie con cui l’amministrazione statunitense persegue gli interessi delle lobbies di potere; la sistematica ingerenza della politica degli U.S.A. negli affari interni di stati più deboli ma ricchi di risorse, culminante con l’imposizione del «cambio di regime»; l’atteggiamento perlomeno miope di chi prepone i propri vantaggi a quelli della collettività.

 

Mai come in quest’opera, tuttavia, Chomsky aveva definito con tanta chiarezza il ruolo dell’intellettuale e del cittadino delle democrazie occidentali. Al primo, egli rinfaccia l’inveterata abitudine «a far sì che le cose sembrino complicate», mentre non solo non è difficile «comprendere la verità», ma neppure «sapere in che modo bisogna agire». Al secondo, invece, contesta l’ipocrisia di una disposizione rinunciataria che sacrifica alla tentazione del fatalismo e della rassegnazione i privilegi che il nostro sistema sociale, comunque, ancora garantisce, mistificando l’incapacità di sostenere uno sforzo i cui risultati siano leggibili solamente a lungo termine.

(Lorenzo Tinti)

 

indietro