Yves Chiron, Pio XI. Il papa dei Patti lateranensi e dell’opposizione ai totalitarismi, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2006, pagg. 499.
Esce finalmente la traduzione italiana, curata da Enrica Zairo Merlo, del testo francese di Yves Chiron dal titolo Pie XI (1857-1939).
Il volume è prezioso strumento per lo studio della figura di Achille Ratti, che fu eletto Papa dopo la morte del genovese Benedetto XV.
L’opera è strutturata in sedici capitoli che delineano in modo chiaro ed esaustivo le linee di intervento e di magistero di questo grande pontefice del secolo scorso. Non è una pubblicazione agiografica, anzi, l’autore non tace gli aspetti del carattere di Ratti che non gli fecero sempre onore, come la pochissima pazienza o gli scatti di ira proverbiali che erano il terrore, sia dei suoi segretari come dei Cardinali che erano ricevuti in udienza.
Il volume invece tratteggia approfonditamente tutta l’azione pastorale di Pio XI attingendo ai fondi dell’Archivio Segreto Vaticano, che solo da poco sono stati resi pubblici per il periodo relativo al pontificato di Achille Ratti.
Ma chi era questo Papa “tutto d’un pezzo”, se mi si concede il termine?
Achille Ratti nasce a Desio nelle Brianza cattolica, il 31 maggio 1857, figlio di un impiegato di una fabbrica tessile e di una casalinga molto religiosa.
Ben presto sente la “chiamata” al Sacerdozio ed entra come alunno nei Seminari dell’Archidiocesi di Milano; viene ordinato sacerdote a Roma, dove si reca a perfezionare gli studi, nella patriarcale Arcibasilica di San Giovanni in Laterano il 20 dicembre 1879. Consegue la laurea in Diritto Canonico, poi in Teologia ed infine in Filosofia. Rientrato in Diocesi svolge il ministero in alcune parrocchie e poi diviene docente nel Seminario maggiore di Corso Venezia fino a quando è nominato Dottore alla Biblioteca Ambrosiana e alla morte del Prefetto mons. Cerrini ne diventa il successore. Una vita che pare dedicata allo studio, tanto che dall’Ambrosiana, Mons. Ratti passa successivamente a dirigere la Biblioteca Vaticana. Inaspettatamente poi, il nostro Mons. Ratti, viene nominato da Benedetto XV “Visitatore apostolico” in Polonia. È l’inizio della carriera diplomatica che definitivamente porta Ratti lontano dai suoi amati studi.
Rientrato dalla Polonia con la nomina episcopale, Ratti è ormai una personalità di tutto rispetto e non stupisce che Benedetto XV lo scelga come guida dell’Archidiocesi di Milano, successore di S.Ambrogio e di S. Carlo. Ma anche a Milano rimane per un breve periodo, solo pochi mesi: il tempo di essere creato cardinale, poiché Papa Dalla Chiesa muore e dal conclave viene eletto al sommo pontificato.
Il momento storico non è dei più felici: la prima guerra è da poco terminata, i vincitori hanno umiliato i vinti eccessivamente, l’Europa tutta è in fermento. Italia, Spagna, Germania, pur nelle diverse forme, stanno evolvendo verso regimi più o meno totalitari. La Chiesa poi segue con preoccupazione la diffusione del comunismo, che minaccia politicamente e spiritualmente la libertà della Fede. Pio XI, con piglio provvidenzialmente deciso, si inserisce in questo panorama e difende la libertà e la sopravivenza della Chiesa contro tutte le minacce e le prepotenze. Da qui traspare tutta la grandezza di questo uomo: servirsi dei “concordati”, ovvero di accordi diplomatici anche con gli stati più autoritari, per potersi appigliare ad essi ed avere il diritto di reclamare, davanti a tutti, le violazioni eventualmente perpetrate e poterne chiedere conto. Diceva spesso che pur di salvare un’anima sarebbe sceso a compromessi col diavolo.
Di particolare interesse è il capitolo dedicato al concordato con l’Italia, che definitivamente chiudeva la “questione romana” e “ridava Dio all’Italia e l’Italia a Dio”, come si disse allora.
I documenti usati dall’autore dimostrano ormai senza ombra di dubbio che Ratti seppe sempre dall’inizio chi fossero Hitler e Mussolini, ma non esitò a trattare con loro per il bene dei cattolici. Cadono quindi le accuse di certa storiografia contro questo pontefice, che seppe essere davvero pastore e diplomatico nel senso pieno della parola.
Ratti si staglia nitido come il “Papa” che, con la fermezza tipicamente ambrosiana, si erge in difesa dei diritti delle genti oppresse da qualsiasi forma di ingiustizia, di Destra quanto di Sinistra; che difende, nei modi tipici della sua autorità, la supremazia del Regno di Cristo contro i “mondani tiranni”. Si pone come colui che reclama il primato della coscienza e dell’uomo formato ad immagine di Dio, sullo Stato etico di hegeliana memoria che trova adepti nell’Europa degli anni venti e non solo. Ma è anche il Papa che riserva splendide parole ai suo sacerdoti e ai laici, da lui organizzati nella forma di apostolato tipica dell’Azione Cattolica.
Merita davvero di essere letto con attenzione questo lavoro di Chiron, se non altro per fare luce su un periodo storico discusso e carico di eventi significativi.
(Alessandro Manzani)