L. Chines e M. Guerra (a cura di), Petrarca. Premessa di E. Raimondi, Milano, Bruno Mondadori, 2005, pp. 240
Accade sovente che, a conclusione di una lettura, resti il sapore di qualche frase, di qualche riflessione, che rappresenta, per così dire, il frutto più dolce, o la parola segreta che ha rischiarato il tutto.
Preclare lucem sub nubibus invenisti. Sic nempe poeticis inest veritas figmentis, tenuissimis rimulis adeunda.
Queste parole ho incontrato, leggendo un brano tolto dal Secretum del Petrarca, ove Agostino, confidente e guida del poeta, si rivolge a Francesco in un denso ed intenso dialogo che investiga la vita, l’animo e i peccati di quest’ultimo: “Hai intelligentemente trovato la luce sotto le nuvole; è proprio vero che entro le finzioni poetiche c’è una verità alla quale si deve arrivare per indizi sottilissimi”.
Pronunciando tale affermazione, il ‘suo’ Agostino mostra di apprezzare la comprensione da parte di Petrarca della lettura allegorica; e tuttavia, magari in modo un poco decontestualizzante, la frase svela, quasi come una volontaria indicazione, un approccio proficuo alla ricca e travagliata vicenda esistenziale del poeta, che costituisce senza dubbio uno dei filtri caratteristici di questa importante quanto originale pubblicazione antologica e critica edita da Bruno Mondadori.
Il ‘poeta laureato’ è senza dubbio intento, lungo l’intero corso della sua vita, a costruire di sé un’immagine ideale, come appare manifesto in particolare nella celebre lettera Ai Posteri (Sen. XVIII, 1): si tratta, certo, di un ritratto fatto di luci ed ombre, ma pur sempre rivissuto, ridefinito per il pubblico, cui sempre volse, forse, la propria attenzione.
Il testo diventa occasione per leggere (o rileggere) pagine ora più ora meno note del grande scrittore aretino, nonché per approfondire una relazione inevitabilmente inaugurata negli studi scolastici e poi via via per alcuni perduta e per altri consolidata, ma troppo spesso fondata, comunque, solo sui più celebri componimenti del Canzoniere. Si crea così una diversa e più complessa conoscenza dell’uomo Petrarca, ch’ebbe il dono di un acuto intelletto, di una speciale sensibilità poetica, di una cultura approfondita, di un costante ardore di studio e lettura, di una ricca produzione letteraria, di una sempre affermata aspirazione all’Assoluto e pure di una vivace e mai celata esperienza del mondo.
Nel piacevole esercizio di analisi letteraria e d’introduzione ai testi, i Curatori ci conducono per mano alla scoperta di quello che Petrarca stesso si augurava restasse di sé, ovvero il suo ritratto letterario, attraverso una scelta che illumina le pennellate più marcate e decise, ma non ci nasconde certamente i tocchi più leggeri e i colori più sfumati della sua esistenza.
Percepiamo la fisionomia di un intellettuale che modifica almeno un poco la realtà del suo carattere, delle sue scelte, dei suoi stili di vita, ma non abbandona mai un civilissimo e talora severo senso della verità biografica, sicché lo possiamo supporre un po’ meno modesto, un po’ meno precoce nell’abbandonare le passioni carnali, un po’ meno ansioso di trionfare sul peccato…
Accade così che il lettore finisca quasi per preferire ai più noti componimenti del Canzoniere la scelta dei brani tratti dalle ben meno vulgate epistole Familiares e Seniles, dai toni intimi e tuttavia splendidamente letterari e perspicui del latino petrarchesco (proposti nel volume anche in accurate traduzioni italiane); oppure rifletta sulla lussuria e sull’accidia insieme con Petrarca ed Agostino, nel Secretum, magari confrontandosi ancora una volta con quel finale sorprendentemente moderno ove Petrarca si dichiara incapace di frenare il proprio desiderio, e il Santo prega perché il non certo rigoristico cammino futuro del poeta venga accompagnato da Dio.
Accade che Laura rientri in un mondo di affetti del poeta assai più complesso, assai più definito, in cui la sua bellezza e il suo fascino conquistano il giovane Petrarca e lo accompagnano quasi ossessivamente fino all’età matura, restando nel ricordo di questi anche dopo la sua morte. Ci si avvicina con maggior consapevolezza al letterato, all’appassionato studioso degli auctores dell’antichità, a quell’autentico ‘padre’ dell’Umanesimo che, oramai anziano, risponde con forza rara all’amico e discepolo Boccaccio di non voler seguire il suo consiglio di riposare, di cessar di studiare e scrivere; si osserva un uomo sempre giovane e vivo nelle relazioni amicali oneste e fortissime e, nell’età senile, alquanto più saldo nel proposito di giungere al possesso dei beni spirituali. Si apprende non senza stupefazione, inoltre, di sue fughe rocambolesche a cavallo da nemici in agguato, durante le guerre fra città che insanguinavano un’Italia di cui il poeta si sentiva vero cittadino; era deluso, viceversa, da certe vergognose barbarie proprie dei suoi conterranei, che in ciò si manifestavano indegni eredi della grandezza dei propri antenati.
L’incontro, infine, con l’inusuale inserimento del Testamento del poeta assume, in questo contesto antologico e d’itinerarium vitae, la sostanza di un intimo, toccante, estremo passaggio terreno. Quasi ospiti del poeta, sostiamo rispettosi nella sua casa fatta di piccoli oggetti preziosi o umili, mentre egli passa in rassegna i suoi possedimenti, destinati uno ad uno ai suoi più intimi amici, a parenti, a collaboratori leali. Percepiamo, dopo tanta vita pulsante, l’approssimarsi della morte, cristianamente sentita come passaggio, attraverso le parole serene e consapevoli di un poeta osservato nell’atto di chiudere tutti i conti terreni, tutte le relazioni con quei beni materiali che ormai volgevano alla definitiva dimostrazione della loro vacua temporaneità, mentre l’eternità si preparava ad accoglierlo.
A tale pubblicazione ci si può legittimamente accostare a più livelli.
Il lettore più colto, che ben conosce il poeta, si avvicinerà forse per la stima e l’interesse di cui gode il direttore della collana; non potrà deluderlo, poi, il prezioso saggio introduttivo di Ezio Raimondi, che, con la perspicacia ermeneutica e l’intelligenza critica di sempre, ci invita a considerare Petrarca alla luce del dialogo permanente che, da grande poeta, nel travaglio di una riflessione esigente ed ambiziosa, ha intrattenuto con Dante, lungo l’intero arco della sua vita e in un delicato momento di transizione fra Due e Trecento.
Il lettore meno smaliziato, provvisto cioè di strumenti culturali discreti, ma non particolarmente affinati, si troverà di fronte ad un lavoro curato e controllato, fedele ad uno stile di divulgazione colta quanto coinvolgente capace di elargire idee e strumenti concreti per approfondire, senza dare per scontate, fra l’altro, diverse questioni che giova quasi sempre rammentare. In particolare potrà cogliere con maggior consapevolezza le molteplici suggestioni legate non solo ai classici, ma anche ad alcuni autori medievali e restituire al latino la sua vera dimensione di “lingua dell’anima” del Petrarca, concetto non scontato per il lettore moderno abituato a considerarlo piuttosto come uno dei padri del volgare italiano.
Nel complesso, la copiosa antologia critica si dimostra un testo solido consacrato ad un maestro mai posto davvero in discussione: oltre ad rappresentare ed impiegare - come giusto - categorie ermeneutiche tradizionali, lo studio fornisce linee e spunti interpretativi originali, sorti non già da uno sterile, vacuo desiderio di stupire, bensì da un’aspirazione volta ad offrire con metodo e scrupolo autentici un profilo effettivamente integrale del letterato e dell’uomo Petrarca.
Indubbiamente, dunque, il libro ci restituisce un ritratto di fascino e attrattiva indiscutibili di Francesco Petrarca, un uomo innamorato della Terra e del Cielo, dell’intimità e della solitudine, ma anche del pubblico riconoscimento e della fama; un intellettuale dalla profondità tutta umana e proprio per questo poco meno che divina.
(Riccardo Francone)