indietro

 

Il ritorno dei Carmina Burana

 

Ben più che per il loro indubbio valore letterario, i Carmina Burana – la più vasta raccolta di canti medioevali a noi pervenuta – sono ancor noti a molti grazie alla suggestiva, trascinante rielaborazione musicale che ne ha compiuto, negli anni trenta, il musicista tedesco Carl Orff.

 L’erculeo, esemplare lavoro storico-filologico di un valente studioso, Edoardo Bianchini, mette ora a nostra disposizione il primo volume (Canti morali e satirici) di una magistrale edizione critica con testo a fronte (Milano, BUR, 2003) di questa incomparabile crestomazia: in verità, si tratta di una ‘fatica’ intellettuale di livello straordinario, che offre, tra l’altro, cesellate versioni italiane e rigorosi, doviziosissimi apparati scientifici.

 

L’ampio saggio introduttivo, poi,  è un vivido, accurato, godibile affresco che, oltre ad aiutarci a penetrare nell’universo travagliato e complesso ove sono stati composti i Carmina, ci illustra con meticolosa perizia la lingua e lo stile, le strutture ed i temi di tale monumentale ‘canzoniere’, che appare ora giocondo ora sarcastico, ora lieve ora profondo, ora delicato ora feroce.

In questo ricco e policromo microcosmo che mai annoia, motivo ricorrente è senz’altro la satira sdegnata contro rappresentanti della Chiesa i quali, del tutto indifferenti al nobile messaggio del Cristo, si mostrano violenti, corrotti e, in primis et ante omnia, bramosi di danaro, potere e basse voluttà. Vale davvero la pena di rileggere oggi, in quest’alba inquieta del terzo millennio, tale antico florilegio: confrontandoci con i suoi versi, infatti, possiamo conoscere in maniera assai più piena e convincente l’immaginario, i pensieri e le passioni di un ‘uomo medioevale’ che - a dirla giusta - appare lontano anni luce dai cliché pigramente propinati (salvo eccezioni virtuose…) dalle scuole.

Infine, grazie alla magica universalità che distingue ogni vera poesia, i Carmina Burana ci portano a “sentire e meditare” diverse questioni fondamentali, ovverosia numerosi problemi senza luogo e senza tempo. Non è  vacua ‘rettorica’, dunque, dire che questi canti parlano anche di noi e per noi.

 

(Davide Monda)

 

indietro