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Il Cantico dei cantici

Traduzione di Federico Cinti

Università di Bologna

 

Premessa

        Già schiere di teologi e poeti, in tutte le epoche, ci hanno lasciato mirabili esegesi e traduzioni sublimi del Cantico dei cantici, racconto dell’amore umano tra l’uomo e la donna, tra Dio e Israele, suo popolo, o Cristo e la sua Chiesa, tra l’anima e il suo Fattore. È un susseguirsi di emozioni e affetti, è un esplodere di colori e di profumi: è la vita che pulsa in ogni fibra dell’universo, dal Creatore al suo creato e alle sue creature. è l’amore che germina nel cuore, che dà il senso del tu, che dà il bisogno dell’altro, che investe l’uomo nella sua totalità d’anima e corpo. Esiste una sorta di scala amoris, un’evoluzione dei sentimenti che legano i rapporti umani, una sublimazione, un’ascesi che è ascesa a qualche cosa di più grande dell’uomo stesso e che lo trascende.

L’amore tra uomo e donna, e l’amicizia cui è connesso etimologicamente, divengono allegoria di un’armonia universale. Nulla deve andare perduto. La pluralità di interpretazioni e traduzioni, allora, sta a simboleggiare le diffrazioni proprie di un’unità profonda che sottintendono alle meraviglie della cosmica perfezione.

La contingenza, tanto casuale quanto misteriosa, che muove questa mia nuova traduzione si origina anche dal desiderio di offrire una versione fondata sul testo della Vulgata, un testo affascinante e carico di suggestive iridescenze che hanno ispirato, riaffiorando come fiume carsico, molte esperienze poetiche ed esistenziali dell’Occidente cristiano.

Il latino della Vulgata è la lingua in cui, per ben più di mille anni, l’Europa ha letto le sublimità della Sacra Scrittura. L’opera di traduzione fu dovuta a Girolamo che fu invitato dal papa Dàmaso, intorno al 382 d.C., a porre innanzi tutto ordine tra le molte, forse troppe, traduzioni latine del Nuovo Testamento. Il suo impegno, quindi, si rivolse in prima istanza al confronto con la Graeca veritas: fu, così, compiuta una revisione del Salterio, mentre per il Nuovo Testamento non si compì più che una revisione dei Vangeli. In Oriente, Girolamo rivide i Salmi sulla base degli Hexapla di Origene, che finì raccolta insieme all’altra sua traduzione, il Salterio gallicano (così detto per la fortuna che riscosse in Gallia). Non solo i Salmi, ma anche altri libri biblici Girolamo rivide sul testo esaplare; ma di questo lavoro ci resta assai poco, in particolar modo Giobbe e il Cantico. tra il 390 e il 405 d.C., in fine, Girolamo pose mano alla traduzione di tutto l’Antico Testamento ebraico, oltre ai libri deuterocanonici di Tobia e Giuditta dall’aramaico e le parti deuterocanoniche di Ester e Daniele dal greco.

Questa preziosissima opera di traduzione, dovuta per la maggior parte a Girolamo, inizia a essere chiamata Vulgata dal XIII secolo e, in modo più stabile, dal XVI secolo si è andata vieppiù affermando nella Chiesa cattolica romana. Il decreto del Concilio di Trento dell’8 aprile 1546 la dichiarò authentica. L’edizione ‘Clementina’ (promossa da papa Clemente VIII) del 1592, che sostituì l’edizione ‘Sistina’ (promossa da papa Sisto V) del 1590, ebbe larga diffusione. Solo di recente, però, nel 1969, è stata pubblicata una vera edizione critica della Vulgata, cui è seguita una Nova Vulgata Bibliorum Sacrorum editio fedele per quanto era possibile all’antica ma con numerose correzioni suggerite dai progressi scientifici della ricerca. Ne uscì nel 1975  una seconda edizione riveduta e corretta, cui ne sono seguite due, nel 1983 e nel 1994.

Testo latino da Biblia Sacra Vulgata, a cura di R.Weber Obs, Stuttgart 19944

 

Di Salomone il Cantico dei cantici

 

INCIPIT LIBER CANTICVM CANTICORVM

 

CAPITOLO PRIMO

 

1Osculetur me osculo oris sui
quia meliora sunt ubera tua uino


2fraglantia unguentis optimis
oleum effusum nomen tuum
ideo adulescentulae dilexerunt te


3trahe me post te curremus
introduxit me rex in cellaria sua
exultabimus et laetabimur in te
memores uberum tuorum super uinum
recti diligunt te
4 nigra sum sed formosa, filiae Hierusalem
sicut tabernacula Cedar sicut pelles Salomonis


5nolite me considerare quod fusca sim quia decolorauit me sol
filii matris meae pugnauerunt contra me
posuerunt me custodem in uineis uineam meam non custodiui
6indica mihi quem diligit anima mea
ubi pascas ubi cubes in meridie
ne uagari incipiam per greges sodalium tuorum

 


7si ignoras te o pulchra inter mulieres egredere et abi post uestigia gregum
et pasce haedos tuos iuxta tabernacula pastorum


8equitatui meo in curribus Pharaonis
adsimilaui te amica mea
9pulchrae sunt genae tuae sicut turturis
collum tuum sicut monilia
10murenulas aureas faciemus tibi uermiculatas argento

 

 


11dum esset rex in accubitu suo nardus mea dedit odorem suum
12fasciculus murrae dilectus meus mihi inter ubera mea commorabitur
13botrus cypri dilectus meus mihi in vineis Engaddi

 


14ecce tu pulchra es amica mea ecce tu pulchra oculi tui columbarum


15ecce tu pulcher es dilecte mi et decorus
lectulus noster floridus 16tigna domorum nostrarum cedrina, laquearia nostra cupressina

[Sposa]

1Col bacio baci me della sua bocca!
Perché il tuo seno è migliore del vino

 

2E di ottimi profumi ha la fragranza,
Ed è il tuo nome un olio che si effonde:
Per questo le fanciulle ti hanno amato.

3Prendimi dietro di te: correremo!
Nelle sue stanze il re mi ha fatto entrare!
Avremo in te letizia ed esultanza!
Memori del tuo seno e non del vino,
I Giusti hanno per te un amore puro.

4Figlie di Sion, sono scura ma bella,
Come le tende di Chedar, e come
Di Salomone i padiglioni in pelle.

5Non mi rimproverate che son bruna,
Perché il sole mi ha tutta colorata.
Mi erano contro i figli di mia madre,
Mi hanno posto custode delle vigne,
Ma la mia vigna non l’ho custodita.

6Dimmi, diletto dell’anima mia,
dove pasci e riposi a mezzogiorno,
Ché non inizi il mio vagabondare
Tra le greggi qua e là dei tuoi compagni.

[Figlie di Sion]

7Se non lo sai, o bella tra le donne,
Esci e segui le orme delle greggi,
E porta a pascolare le tue capre
Nei pressi delle tende dei pastori.

[Sposo]

8Al mio andare a cavallo in faraonici
Cocchi t’ho assomigliato, amica mia.

9Hai guance belle come di una tortora
E il collo hai bello tu come monili.

10Per te faremo collanine d’oro
Attorcigliate con fili d’argento.

[Sposa]

11Mentre era il re alla tavola rotonda,
Ha dato il nardo mio l’odore suo.

12Un fascetto di mirra è il mio diletto,
Indugerà egli in mezzo al seno mio.

13Un grappolo di cipro è il mio diletto,
Cresciuto in mezzo alle vigne di Engaddi.

[Sposo]

14Ecco tu bella sei, amica mia,
Ecco sei bella: hai occhi di colomba!

[Sposa]

15Ecco sei bello, mio diletto, e soave!
Il nostro caro letto è verdeggiante,
Le nostre travi in casa sono in cedro
E i nostri cassettoni di cipresso.

 

* * *

 

 

CAPVT II

 

CAPITOLO SECONDO
 

1ego flos campi et lilium conuallium

 


2sicut lilium inter spinas sic amica mea inter filias


3sicut malum inter ligna siluarum sic dilectus meus inter filios
sub umbra illius quam desideraueram sedi et fructus eius dulcis gutturi meo
4introduxit me in cellam uinariam
ordinauit in me caritatem


5fulcite me floribus stipate me malis
quia amore langueo
6leua eius sub capite meo et dextera illius amplexabitur me


7adiuro uos filiae Hierusalem per capreas ceruosque camporum
ne suscitetis neque euigilare faciatis dilectam quoadusque ipsa uelit
8vox dilecti mei
ecce iste uenit saliens in montibus
transiliens colles


9similis est dilectus meus capreae hinuloque cervorum
en ipse stat post parietem nostrum
despiciens per fenestras prospiciens per cancellos
10en dilectus meus loquitur mihi


surge propera amica mea formonsa mea et ueni
11iam enim hiemps transiit imber abiit et recessit
12flores apparuerunt in terra tempus putationis aduenit
uox turturis audita est in terra nostra


13ficus protulit grossos suos uineae florentes dederunt odorem
surge amica mea speciosa mea et ueni
14columba mea in foraminibus petrae in cauerna maceriae
ostende mihi faciem tuam sonet uox tua in auribus meis
uox enim tua dulcis et facies tua decora

 


15capite nobis uulpes uulpes paruulas
quae demoliuntur uineas nam uinea nostra floruit


16dilectus meus mihi et ego illi qui pascitur inter lilia
17donec adspiret dies et inclinentur umbrae
reuertere similis esto dilecte mi capreae aut hinulo ceruorum super montes Bether

[Sposa]

1Son fior di campo e giglio di convalli.

[Sposo]

2Come giglio fra spine, così in mezzo
Alle giovani sta l’amica mia.

[Sposa]

3Come mela fra gli alberi del bosco,
Così il diletto mio sta in mezzo ai giovani.
Ho seduto alla sua ombra che bramavo
E il suo frutto fu dolce al mio palato.

4Nella cella del vino mi ha introdotto,
Contro di me l’amore egli ha schierato.

5Con fiori rinfrancatemi, con mele
Saziatemi, perché languo d’amore.

6Mi terrà la sinistra sotto il capo,
E con la destra mi terrà abbracciata.

7Io vi scongiuro, o figlie di Sion,
Per i caprioli e le cerve dei campi,
Non destate, non fate che si svegli
La diletta, finché ella non lo voglia.

8Odo la voce del diletto mio!
Ecco egli viene saltando sui monti,
Oltrepassando a salti le colline.

9Simile è il mio diletto al capriolo
E simile è al cerbiatto delle cerve.
Ecco che sta già dietro il nostro muro,
Guardando alla finestra, tra le grate.
10Ed è il diletto mio che ora mi parla:

[Sposo]

Àlzati, fa’ veloce, amica mia,
Bella mia, e vieni. 11L’inverno è trascorso,
La pioggia è ormai passata, se ne è andata.

12I fiori sono apparsi in terra, è tempo
Di potare, la voce della tortora
Si è fatta udire nel nostro paese.

 

13Il fico ha già buttato i suoi fioroni,
La vigna in fiore ha già dato il suo odore.
Àlzati, amica mia, bella mia, e vieni,

14Colomba mia, nei recessi rupestri,
Nelle caverne segrete dell’erta,
Mostrami il volto, dentro le mie orecchie
La tua voce mi possa risuonare.
Dolce hai la voce, e splendido è il tuo volto!

[Fratelli della sposa]

15Catturateci volpi e volpacchiotti
Che infestano e distruggono le vigne:
La nostra vigna, infatti, è tutta in fiore.

[Sposa]

16Il mio diletto è per me, io per lui,
che si pasce tra i gigli, 17fino a quando
Svapora il giorno e inclinano le ombre.
Ritorna, mio diletto, al capriolo
Sii simile o al cerbiatto delle cerve
Sopra i monti di Bether tu assomiglia.

 

* * *

CAPVT III CAPITOLO TERZO

 

1in lectulo meo per noctes quaesiui quem diligit anima mea
quaesiui illum et non inueni
2surgam et circuibo ciuitatem
per uicos et plateas quaeram quem diligit anima mea
quaesiui illum et non inueni
3inuenerunt me uigiles qui custodiunt ciuitatem
num quem dilexit anima mea uidistis
4paululum cum pertransissem eos inueni quem diligit anima mea
tenui eum nec dimittam donec introducam illum in domum matris meae et in cubiculum genetricis meae
5adiuro uos filiae Hierusalem per capreas ceruosque camporum
ne suscitetis neque euigilare faciatis dilectam donec ipsa uelit

 


6quae est ista quae ascendit per desertum sicut uirgula fumi
ex aromatibus murrae et turis et uniuersi pulueris pigmentarii
7en lectulum Salomonis sexaginta fortes ambiunt ex fortissimis Israhel


8omnes tenentes gladios et ad bella doctissimi
uniuscuiusque ensis super femur suum propter timores nocturnos
9ferculum fecit sibi rex Salomon de lignis Libani


10columnas eius fecit argenteas reclinatorium aureum ascensum purpureum
media caritate constrauit propter filias Hierusalem
11egredimini et uidete filiae Sion regem Salomonem in diademate quo coronauit eum mater sua in die disponsionis illius et in die laetitiae cordis eius

1Nel caro letto mio, lungo le notti,
Ho cercato chi l’anima mia ama.
Io l’ho cercato, ma non l’ho trovato.

2M’alzerò e girerò in città; in vie e piazze
Io cercherò chi l’anima mia ama.
L’ho cercato; però, non l’ho trovato.

3Mi ha trovato la ronda cittadina:
«Chi amò l’anima mia, l’avete visto?»
4Un poco dopo averla oltrepassata,
Ho trovato chi l’anima mia ama.
L’ho stretto e non lo lascerò fin quando
Non lo introduca in casa di mia madre,
Nella stanza di chi mi ha generato.

5Io vi scongiuro, o figlie di Sion,
Per i caprioli e le cerve dei campi,
Non destate, non fate che si svegli
La diletta, finché ella non lo voglia.

[Figlie di Sion]

6Chi è mai questa che sale tra il deserto
Come tronco di fumo dagli aromi
Di mirra e incenso e delle rimanenti
Essenze usate per fare i profumi?

7Ecco di Salomone la lettiga!
Sessanta forti le stanno d’intorno,
Essi sono i più forti d’Israele.

8Hanno tutti la spada e tutti sono
I più addestrati per fare la guerra.
Ognuno tiene il brando al proprio fianco
Per le insidie temute della notte.

9Si è fatto il re Salomone di legno
Del Libano per sé una portantina;

10In argento le ha fatto le colonne,
E in oro la spalliera, e il predellino
In porpora, e a motivo delle figlie
Di Sion l’interno ha coperto d’amore.

11Uscite, figlie di Sion, e vedete
Re Salomone in diadema: sua madre
Glielo ha cinto nel giorno delle nozze,
Nel giorno della gioia del suo cuore.

 

 

* * *

CAPVT IV CAPITOLO QUARTO
 

1quam pulchra es amica mea quam pulchra es
oculi tui columbarum absque eo quod intrinsecus latet
capilli tui sicut grex caprarum quae descenderunt de monte Galaad


2dentes tui sicut greges tonsarum quae ascenderunt de lauacro
omnes gemellis fetibus et sterilis non est inter eas


3sicut uitta coccinea labia tua et eloquium tuum dulce
sicut fragmen mali punici ita genae tuae absque eo quod intrinsecus latet

 


4sicut turris Dauid collum tuum quae aedificata est cum propugnaculis
mille clypei pendent ex ea omnis armatura fortium


5duo ubera tua sicut duo hinuli capreae gemelli qui pascuntur in liliis

 


6donec adspiret dies et inclinent umbrae
uadam ad montem murrae et ad collem turis

 


7tota pulchra es amica mea et macula non est in te
8veni de Libano sponsa ueni de Libano ueni coronaberis
de capite Amana de uertice Sanir et Hermon
de cubilibus leonum de montibus pardorum

 


9vulnerasti cor meum soror mea sponsa uulnerasti cor meum
in uno oculorum tuorum et in uno crine colli tui

 


10quam pulchrae sunt mammae tuae soror mea sponsa
pulchriora ubera tua uino et odor unguentorum tuorum super omnia aromata


11fauus distillans labia tua sponsa mel et lac sub lingua tua
et odor vestimentorum tuorum sicut odor Libani


12hortus conclusus soror mea sponsa hortus conclusus fons signatus


13emissiones tuae paradisus malorum punicorum cum pomorum fructibus
cypri cum nardo

14nardus et crocus fistula et cinnamomum cum universis lignis Libani
murra et aloe cum omnibus primis unguentis

 


15fons hortorum puteus aquarum uiuentium quae fluunt impetu de Libano

 


16surge aquilo et veni auster perfla hortum meum et fluant aromata illius

[Sposo]

1Quanto sei bella, amica mia, o quanto
Sei bella: hai occhi di colomba e quello
Che sta all’interno rimane nascosto.
La chioma tua è come un gregge di capre,
Che dal monte Galaàd scesero a valle.

2Sono i tuoi denti greggi di tosate
Pecore che salirono dal bagno:
Portano tutte quante dei gemelli,
Perché i piccoli suoi nessuna ha perso.

3Come benda purpurea hai tu le labbra
E il tuo parlare è pieno di dolcezza;
Come la buccia della melagrana,
Sono così le guance tue e quello
Che sta all’interno rimane nascosto.

4Il collo hai come la torre di Davide,
Che venne edificata con i merli:
Un migliaio di scudi da essa pende,
Ogni armatura di uomini forti.

5I tuoi due seni sono due cerbiatti,
Sono due gemellini di capriolo,
Che si pascono in mezzo ai bianchi gigli.

6Fino a che non svapòra il giorno e inclinano
Le ombre, andrò io sul monte della mirra
E andrò io sopra il colle dell’incenso.

7Tutta bella tu sei, amica mia,
E non c’è macchia in te!

8Vieni dal Libano,
Sposa, vieni dal Libano, tu vieni,
E sarai coronata dalle cime
dell’Amana, dal vertice del Sénir
E dell’Ermòn, dagli antri dei leoni,
Dalle montagne ancora dei leopardi.

9Feristi il cuore a me, sorella mia
sposa, tu mi feristi il cuore mio,
Con uno solamente dei tuoi occhi,
Con un capello solo del tuo collo.

10Le tue mammelle quanto sono belle,
O sorella mia Sposa; i seni tuoi
Sono più belli del vino, e il tuo odore
Supera la fragranza di ogni aroma.

11Le labbra tue sono un favo stillante,
Sposa; nella tua lingua è miele e latte,
Del Libano ha l’odore la tua veste.

 

12Giardino chiuso sei, sorella mia
Sposa, giardino, fonte sigillato.

13I tuoi germogli sono un paradiso
Di melograni, insieme a frutti d’albero,
Di cipro insieme a nardo.

14Nardo e croco,
Cannella e cinnamomo insieme a tutte
Le rimanenti piante dell’incenso,
Mirra, aloe coi liquidi profumi.

15Sei fonte dei giardini, pozzo d’acqua
Viva, che fluisce impetuosa dal Libano.

[Sposa]

16Sorgi, aquilone, e vieni, vento austro;
Sul mio giardino soffiate e si spandano
Gli aromi che provengono da esso.

 

* * *

 

CAPVT V

 

CAPITOLO QUINTO

1veniat dilectus meus in hortum suum et comedat fructum pomorum suorum

 


veni in hortum meum soror mea sponsa
messui murram meam cum aromatibus meis
comedi fauum cum melle meo bibi uinum meum cum lacte meo
comedite amici et bibite et inebriamini carissimi

 


2ego dormio et cor meum uigilat
vox dilecti mei pulsantis
aperi mihi soror mea amica mea columba mea inmaculata mea
quia caput meum plenum est rore et cincinni mei guttis noctium

 


3expoliaui me tunica mea quomodo induar illa
laui pedes meos quomodo inquinabo illos


4dilectus meus misit manum suam per foramen et uenter meus intremuit ad tactum eius


5 surrexi ut aperirem dilecto meo
manus meae stillauerunt murram digiti mei pleni murra probatissima


6pessulum ostii aperui dilecto meo at ille declinauerat atque transierat
anima mea liquefacta est ut locutus est
quaesiui et non inueni illum uocaui et non respondit mihi

 


7inuenerunt me custodes qui circumeunt ciuitatem
percusserunt me uulnerauerunt me tulerunt pallium meum mihi custodes murorum

 


8adiuro uos filiae Hierusalem si inueneritis dilectum meum ut nuntietis ei quia amore langueo

 


9qualis est dilectus tuus ex dilecto o pulcherrima mulierum
qualis est dilectus tuus ex dilecto quia sic adiurasti nos

 


10dilectus meus candidus et rubicundus electus ex milibus


11caput eius aurum optimum
comae eius sicut elatae palmarum nigrae quasi coruus
12oculi eius sicut columbae super riuulos aquarum
quae lacte sunt lotae et resident iuxta fluenta plenissima

 


13genae illius sicut areolae aromatum consitae a pigmentariis
labia eius lilia distillantia murram primam

 


14manus illius tornatiles aureae plenae hyacinthis
uenter eius eburneus distinctus sapphyris


15crura illius columnae marmoreae quae fundatae sunt super bases aureas
species eius ut Libani electus ut cedri

 


16guttur illius suauissimum et totus desiderabilis
talis est dilectus meus et iste est amicus meus filiae Hierusalem

 


17quo abiit dilectus tuus o pulcherrima mulierum
quo declinauit dilectus tuus et quaeremus eum tecum

1Venga il diletto mio nel suo giardino
E si sazi del frutto dei suoi alberi.

[Sposo]

Nel mio giardino, sorella mia sposa,
Sono venuto, ho colto la mia mirra
Coi miei aromi, ho mangiato il mio favo
Con il mio miele, ho bevuto il mio vino
Con il mio latte. Mangiate e bevete,
Amici, e inebriatevi, carissimi!

[Sposa]

2Io sto dormendo, e vigila il mio cuore.
Bussa il diletto mio, ne odo la voce:
«Aprimi, amica mia, sorella mia,
Colomba mia, immacolata mia,
Perché il mio capo è pieno di rugiada
E i riccioli di gocciole notturne».

3Mi sono tolta la tunica, come
L’indosserò? Ho lavato i piedi,
Come li sporcherò io un’altra volta?

4Il mio diletto ha messo la sua mano
Nella fessura e un tremito mi ha scosso
Il mio ventre all’istante al suo toccare.

5Mi sono alzata a aprire al mio diletto;
Hanno stillato mirra le mie mani
E ho piene le mie dita di mirra ottima.

6Ho aperto il chiavistello della porta
Al mio diletto, ma se n’era andato
Già via, di già egli s’era ritirato.
La mia anima si è sciolta al suo parlare.
Io l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Io l’ho chiamato, ma non mi ha risposto.

7Mi ha trovato la ronda cittadina,
Mi ha percossa, ferita, mi ha spogliato
Del mio pallio chi vigila le mura.

 

8Io vi scongiuro, o figlie di Sion,
Se mai trovaste voi il diletto mio,
Fategli noto che languo d’amore!

[Figlie Di Sion]

9Qual è il diletto tuo rispetto a un altro,
O bellissima tu tra alle donne?
Qual è il diletto tuo rispetto a un altro,
Che in questo modo tu ci hai scongiurato?

[Sposa]

10Il mio diletto è candido e vermiglio,
In mezzo a mille non si può sbagliare.

11La sua testa è purissimo oro, come
I grappoli di palma egli ha le chiome,
Nere da assomigliare quasi a un corvo.

12Gli occhi suoi sono come le colombe
Che stanno sopra le acque dei ruscelli,
Che nel latte si lavano e si siedono
Nei pressi di pienissimi torrenti.

13Le guance egli ha come le aiuole di aromi,
Che il profumiere ha seminato, ha labbra
Come gigli stillanti mirra liquida.

14Monili d’oro sono le sue mani,
Ricolme di giacinti; il ventre suo
È avorio che sfavilla di zaffiri,

15Ha colonne di marmo come gambe,
Che si fondano sopra basi d’oro.
Ha l’aspetto del Libano imponente,
sublime è come gli alberi di cedro.

16È dolce senza fine il suo palato;
E ispira desiderio ogni sua parte.
Tale è il diletto mio, è l’amico mio,
O care figlie di Gerusalemme!

[Figlie Di Sion]

17Dove è andato, assai bella tra le donne,
Il tuo diletto? da che parte è andato
Il tuo diletto e noi lo cercheremo?

 

***

CAPVT VI

 

CAPITOLO SESTO
 

1dilectus meus descendit in hortum suum ad areolam aromatis ut pascatur in hortis et lilia colligat


2ego dilecto meo et dilectus meus mihi qui pascitur inter lilia

 


3pulchra es amica mea suauis et decora sicut Hierusalem
terribilis ut castrorum acies ordinata


4auerte oculos tuos a me quia ipsi me auolare fecerunt

capilli tui sicut grex caprarum quae apparuerunt de Galaad


5dentes tui sicut grex ouium quae ascenderunt de lavacro
omnes gemellis fetibus et sterilis non est in eis


6sicut cortex mali punici genae tuae absque occultis tuis


7sexaginta sunt reginae et octoginta concubinae et adulescentularum non est numerus


8una est columba mea perfecta mea
una est matris suae electa genetrici suae
viderunt illam filiae et beatissimam praedicauerunt
reginae et concubinae et laudauerunt eam

 


9quae est ista quae progreditur quasi aurora consurgens
pulchra ut luna electa ut sol terribilis ut castrorum acies ordinata

 


10descendi ad hortum nucum ut uiderem poma convallis
ut inspicerem si floruisset uinea et germinassent mala punica


11nesciui anima mea conturbauit me propter quadrigas Amimadab


12Reuertere reuertere Sulamitis
reuvertere reuertere ut intueamur te

[Sposa]

1Il mio diletto è sceso al suo giardino,
All’aiuola aromatica, col fine
Di pascersi e raccogliere dei gigli.

2Son per il mio diletto e è per me il mio
Diletto, che si pasce in mezzo ai gigli.

[Sposo]

3Sei bella, amica mia, tu sei soave
E splendida com’è Gerusalemme,
tremenda come esercito ordinato!

4Allontana da me i tuoi occhi, ché essi
A me hanno fatto perdere me stesso.
La chioma tua è come un gregge di capre,
Che dal monte Galaàd sono comparse.

5Sono un gregge di pecore i tuoi denti
Che salirono candide dal bagno:
Portano tutte quante dei gemelli,
Perché i piccoli suoi nessuna ha perso.

6Le guance tue sono come la scorza
Di melagrana e il resto è in te nascosto.

7Sessanta sono le regine, ottanta
Le concubine e le fanciulle innumeri;

 

8Una sola è, però, la mia colomba,
La mia eccelsa, ed è una per sua madre,
Prediletta da chi l’ha generata.
L’hanno vista le figlie e ovunque han detto
Che ella era Felicissima; regine
E concubine le hanno fatto elogi.

9«Chi è mai costei che avanza come aurora
Quando si leva, bella come luna
E prediletta così come il sole,
Tremenda come esercito ordinato?».

10Nel giardino dei noci sono sceso,
Per vedere le piante di convalle,
Se avesse dato i suoi fiori la vite
E avessero fruttato i melograni.

11Non so, l’anima mia per la quadriga
Di Amimabab l’ha presa il turbamento.

12Ritorna qui, ritorna, o Sulamita!
Ritorna, torna perché ti ammiriamo.

 

* * *

CAPVT VII

 

CAPITOLO SETTIMO
 

1quid uidebis in Sulamitem nisi choros castrorum

 

 

quam pulchri sunt gressus tui in calciamentis filia principis
iunctura femurum tuorum sicut monilia quae fabricata sunt manu artificis


2umbilicus tuus crater tornatilis numquam indigens poculis
uenter tuus sicut aceruus tritici uallatus liliis

 


3duo ubera tua sicut duo hinuli gemelli capreae


4collum tuum sicut turris eburnea
oculi tui sicut piscinae in Esebon quae sunt in porta filiae multitudinis
nasus tuus sicut turris Libani quae respicit contra Damascum


5caput tuum ut Carmelus et comae capitis tui sicut purpura regis uincta canalibus


6quam pulchra es et quam decora carissima in deliciis


7statura tua adsimilata est palmae et ubera tua botris


8dixi ascendam in palmam adprehendam fructus eius
et erunt ubera tua sicut botri uineae et odor oris tui sicut malorum

 


9guttur tuum sicut uinum optimum dignum dilecto meo ad potandum labiisque et dentibus illius ruminandum


10ego dilecto meo et ad me conuersio eius


11veni dilecte mi egrediamur in agrum commoremur in uillis


12mane surgamus ad uineas uideamus si floruit vinea
si flores fructus parturiunt si floruerunt mala punica
ibi dabo tibi ubera mea

 


13mandragorae dederunt odorem in portis nostris
omnia poma noua et uetera dilecte mi seruaui tibi

[Sposa]

1Cosa vedrai tu nella Sulamita
Se non le danze che fanno gli eserciti?

[Sposo]

Quanto è bello il tuo incedere nei sandali
O figlia splendidissima di principe!
I fianchi tuoi somigliano a monìli,
Che una mano d’artista ha fabbricato.

2Una coppa rotonda è il tuo ombelico,
A cui calici mai vengono meno.
Il ventre tuo è come un mucchio di grano
Che difendono i gigli tutt’intorno.

3I tuoi due seni sono due cerbiatti,
Sono due gemellini di capriolo,

4Una torre d’avorio è il collo tuo,
Gli occhi tuoi sono vasche di Esebòn,
Poste alla porta “figlia della folla”.
È la torre del Libano il tuo naso,
Che davanti a Damasco è prospiciente.

5come il Carmelo s’erge la tua testa;
Le chiome tue somigliano alla porpora
Che ai riccioli di re viene annodata.

6Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
Carissima mia, in mezzo alle delizie!

7La tua statura somiglia a una palma
e a grappoli somigliano i tuoi seni.

8Ho detto: «Salirò sopra la palma
E coglierò i suoi frutti ». I seni tuoi
Grappoli d’uva saranno, e la bocca
Tua avrà il profumo proprio delle mele.

[Sposa]

9È il tuo palato come ottimo vino,
Degno da bere per il mio diletto,
Da mangiare con labbra e denti suoi.

10Son per il mio diletto, egli mi brama.

11Vieni, diletto mio, usciamo in campagna,
Nelle case coloniche indugiamo;

12Alziamoci domani per le vigne,
Vediamo se la vigna è tutta in fiore,
Se i fiori partoriscono la frutta,
Se sono tutti in fiore i melograni.
I seni miei in quel luogo ti darò.

13Le mandragore diedero già odore
E sulle nostre porte, o mio diletto,
Ho per te conservato tutti i frutti,
Sia quelli freschi sia quelli già secchi.

 

* * *

CAPVT VIII

 

CAPITOLO OTTAVO
 

1quis mihi det te fratrem meum sugentem ubera matris meae
ut inueniam te foris et deosculer et iam me nemo despiciat


2adprehendam te et ducam in domum matris meae
ibi me docebis et dabo tibi poculum ex uino condito et mustum malorum granatorum meorum


3leua eius sub capite meo et dextera illius amplexabitur me


4adiuro uos filiae Hierusalem ne suscitetis et euigilare faciatis dilectam donec ipsa uelit

 

 


5quae est ista quae ascendit de deserto deliciis affluens et nixa super dilectum suum
sub arbore malo suscitaui te
ibi corrupta est mater tua ibi uiolata est genetrix tua

 

 


6pone me ut signaculum super cor tuum ut signaculum super brachium tuum
quia fortis est ut mors dilectio dura sicut inferus aemulatio
lampades eius lampades ignis atque flammarum


7aquae multae non potuerunt extinguere caritatem nec flumina obruent illam
si dederit homo omnem substantiam domus suae pro dilectione quasi nihil despicient eum

 

 


8soror nostra parua et ubera non habet
quid faciemus sorori nostrae in die quando adloquenda est

 


9si murus est aedificemus super eum propugnacula argentea
si ostium est compingamus illud tabulis cedrinis

 


10ego murus et ubera mea sicut turris
ex quo facta sum coram eo quasi pacem repperiens

 


11vinea fuit Pacifico in ea quae habet populos
tradidit eam custodibus
uir adfert pro fructu eius mille argenteos

 


12vinea mea coram me est
mille tui Pacifice et ducenti his qui custodiunt fructus eius


13quae habitas in hortis amici auscultant fac me audire vocem tuam

 


14fuge dilecte mi et adsimilare capreae hinuloque ceruorum super montes aromatum

[Sposa]

1Chi può darmiti come mio fratello,
Che ha preso il latte al seno di mia madre,
Perché io ti trovi fuori e ti dia baci
Senza che più nessuno abbia a guardare?

2Ti prenderò e condurrò nella casa
Di mia madre, tu lì mi insegnerai,
E coppe ti darò di vin speziato
E il succo delle melagrane mie.

3Mi terrà la sinistra sotto il capo,
E con la destra mi terrà abbracciata.

4Io vi scongiuro, o figlie di Sion,
Non destate, non fate che si svegli
La diletta, finché ella non lo voglia.

[Fratelli della sposa]

5Chi è mai costei che sale dal deserto,
Deliziosa e appoggiata al suo diletto?

[Sposa]

Sotto albero di melo ti ho destata,
Lì è divenuta tua madre una donna,
Lì fu violata la tua genitrice.

6Come sigillo pònimi sul cuore,
Come sigillo sopra il braccio tuo,
Perché forte è l’amor come la morte,
Dura come l’inferno la passione;
Le vampe sue sono di fuoco e fiamme.

7Moltitudini d’acqua non poterono
Estinguere l’amore, le fiumane
Non saranno mai in grado di travolgerlo.
Se un uomo per amore darà via
Ogni sostanza della propria casa,
Lo guarderanno come fosse un nulla.

[Fratelli della sposa]

8Piccola è ancora la sorella nostra
E non ha ancora i seni; che faremo
Noi per la nostra sorella nel giorno
In cui dovremo parlare di lei?

9Se fosse un muro lei, merli d’argento
Sopra di lei potremmo edificare;
Se fosse invece un uscio noi potremmo
Rafforzarla con tavole di cedro.

[Sposa]

10Io sono un muro e ho seni come torre:
Per questo fui perfetta agli occhi suoi,
Come colei che abbia trovato pace.

[Sposo]

11Possedeva il Pacifico una vigna,
In quella “che ha i popoli”. A custodi
L’ha consegnata; mille sicli argentei
Ogni uomo gli porta per i frutti.

12Innanzi a me sta la mia propria vigna.
Tienti, Pacifico, i tuoi mille sicli
E i duecento ai custodi dei suoi frutti.

13O donna, tu, che abiti i giardini –
tutti gli amici miei porgono orecchio –
Fammi, dunque, sentire la tua voce.

[Sposa]

Fuggi, diletto mio, renditi uguale
A cerbiatto o a capriolo delle cerve
Sulla montagna fatta di profumi

 

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