Il Cantico dei cantici
Traduzione di Federico Cinti
Università di Bologna
Premessa
Già schiere di teologi e poeti, in tutte le epoche, ci hanno lasciato mirabili esegesi e traduzioni sublimi del Cantico dei cantici, racconto dell’amore umano tra l’uomo e la donna, tra Dio e Israele, suo popolo, o Cristo e la sua Chiesa, tra l’anima e il suo Fattore. È un susseguirsi di emozioni e affetti, è un esplodere di colori e di profumi: è la vita che pulsa in ogni fibra dell’universo, dal Creatore al suo creato e alle sue creature. è l’amore che germina nel cuore, che dà il senso del tu, che dà il bisogno dell’altro, che investe l’uomo nella sua totalità d’anima e corpo. Esiste una sorta di scala amoris, un’evoluzione dei sentimenti che legano i rapporti umani, una sublimazione, un’ascesi che è ascesa a qualche cosa di più grande dell’uomo stesso e che lo trascende.
L’amore tra uomo e donna, e l’amicizia cui è connesso etimologicamente, divengono allegoria di un’armonia universale. Nulla deve andare perduto. La pluralità di interpretazioni e traduzioni, allora, sta a simboleggiare le diffrazioni proprie di un’unità profonda che sottintendono alle meraviglie della cosmica perfezione.
La contingenza, tanto casuale quanto misteriosa, che muove questa mia nuova traduzione si origina anche dal desiderio di offrire una versione fondata sul testo della Vulgata, un testo affascinante e carico di suggestive iridescenze che hanno ispirato, riaffiorando come fiume carsico, molte esperienze poetiche ed esistenziali dell’Occidente cristiano.
Il latino della Vulgata è la lingua in cui, per ben più di mille anni, l’Europa ha letto le sublimità della Sacra Scrittura. L’opera di traduzione fu dovuta a Girolamo che fu invitato dal papa Dàmaso, intorno al 382 d.C., a porre innanzi tutto ordine tra le molte, forse troppe, traduzioni latine del Nuovo Testamento. Il suo impegno, quindi, si rivolse in prima istanza al confronto con la Graeca veritas: fu, così, compiuta una revisione del Salterio, mentre per il Nuovo Testamento non si compì più che una revisione dei Vangeli. In Oriente, Girolamo rivide i Salmi sulla base degli Hexapla di Origene, che finì raccolta insieme all’altra sua traduzione, il Salterio gallicano (così detto per la fortuna che riscosse in Gallia). Non solo i Salmi, ma anche altri libri biblici Girolamo rivide sul testo esaplare; ma di questo lavoro ci resta assai poco, in particolar modo Giobbe e il Cantico. tra il 390 e il 405 d.C., in fine, Girolamo pose mano alla traduzione di tutto l’Antico Testamento ebraico, oltre ai libri deuterocanonici di Tobia e Giuditta dall’aramaico e le parti deuterocanoniche di Ester e Daniele dal greco.
Questa preziosissima opera di traduzione, dovuta per la maggior parte a Girolamo, inizia a essere chiamata Vulgata dal XIII secolo e, in modo più stabile, dal XVI secolo si è andata vieppiù affermando nella Chiesa cattolica romana. Il decreto del Concilio di Trento dell’8 aprile 1546 la dichiarò authentica. L’edizione ‘Clementina’ (promossa da papa Clemente VIII) del 1592, che sostituì l’edizione ‘Sistina’ (promossa da papa Sisto V) del 1590, ebbe larga diffusione. Solo di recente, però, nel 1969, è stata pubblicata una vera edizione critica della Vulgata, cui è seguita una Nova Vulgata Bibliorum Sacrorum editio fedele per quanto era possibile all’antica ma con numerose correzioni suggerite dai progressi scientifici della ricerca. Ne uscì nel 1975 una seconda edizione riveduta e corretta, cui ne sono seguite due, nel 1983 e nel 1994.
Testo latino da Biblia Sacra Vulgata, a cura di R.Weber Obs, Stuttgart 19944
Di Salomone il Cantico dei cantici
|
INCIPIT LIBER CANTICVM CANTICORVM |
CAPITOLO PRIMO |
|
1Osculetur me osculo oris sui
|
[Sposa]1Col
bacio baci me della sua bocca!
2E
di ottimi profumi ha la fragranza, 3Prendimi
dietro di te: correremo! 4Figlie
di Sion, sono scura ma bella, 5Non
mi rimproverate che son bruna, 6Dimmi,
diletto dell’anima mia, [Figlie di Sion]7Se
non lo sai, o bella tra le donne, [Sposo]8Al
mio andare a cavallo in faraonici 9Hai
guance belle come di una tortora 10Per
te faremo collanine d’oro [Sposa]11Mentre
era il re alla tavola rotonda, 12Un
fascetto di mirra è il mio diletto, 13Un
grappolo di cipro è il mio diletto, [Sposo]14Ecco
tu bella sei, amica mia, [Sposa]15Ecco
sei bello, mio diletto, e soave!
|
* * *
|
CAPVT II
|
CAPITOLO SECONDO |
|
1ego flos campi et lilium conuallium
|
[Sposa]1Son fior di campo e giglio di convalli. [Sposo]2Come
giglio fra spine, così in mezzo [Sposa]3Come
mela fra gli alberi del bosco, 4Nella
cella del vino mi ha introdotto, 5Con
fiori rinfrancatemi, con mele 6Mi
terrà la sinistra sotto il capo, 7Io
vi scongiuro, o figlie di Sion, 8Odo
la voce del diletto mio! 9Simile
è il mio diletto al capriolo [Sposo]Àlzati, fa’ veloce, amica mia, 12I
fiori sono apparsi in terra, è tempo
13Il
fico ha già buttato i suoi fioroni, 14Colomba
mia, nei recessi rupestri, [Fratelli della sposa]15Catturateci
volpi e volpacchiotti [Sposa]16Il mio diletto è per me, io per lui,che si pasce tra i gigli, 17fino a quando Svapora il giorno e inclinano le ombre. Ritorna, mio diletto, al capriolo Sii simile o al cerbiatto delle cerve Sopra i monti di Bether tu assomiglia.
|
* * *
| CAPVT III |
CAPITOLO TERZO
|
|
1in
lectulo meo per noctes quaesiui quem diligit anima mea quaesiui illum et non inueni 2surgam et circuibo ciuitatem per uicos et plateas quaeram quem diligit anima mea quaesiui illum et non inueni 3inuenerunt me uigiles qui custodiunt ciuitatem num quem dilexit anima mea uidistis 4paululum cum pertransissem eos inueni quem diligit anima mea tenui eum nec dimittam donec introducam illum in domum matris meae et in cubiculum genetricis meae 5adiuro uos filiae Hierusalem per capreas ceruosque camporum ne suscitetis neque euigilare faciatis dilectam donec ipsa uelit
|
1Nel
caro letto mio, lungo le notti, 2M’alzerò
e girerò in città; in vie e piazze 3Mi
ha trovato la ronda cittadina: 5Io
vi scongiuro, o figlie di Sion, [Figlie di Sion]6Chi
è mai questa che sale tra il deserto 7Ecco
di Salomone la lettiga! 8Hanno
tutti la spada e tutti sono 9Si
è fatto il re Salomone di legno 10In
argento le ha fatto le colonne, Re Salomone in diadema: sua madre Glielo ha cinto nel giorno delle nozze, Nel giorno della gioia del suo cuore.
|
* * *
| CAPVT IV | CAPITOLO QUARTO |
|
1quam
pulchra es amica mea quam pulchra es
14nardus et crocus fistula et cinnamomum cum
universis lignis Libani
|
[Sposo]
1Quanto
sei bella, amica mia, o quanto
2Sono
i tuoi denti greggi di tosate
3Come
benda purpurea hai tu le labbra
4Il
collo hai come la torre di Davide,
5I
tuoi due seni sono due cerbiatti,
6Fino
a che non svapòra il giorno e inclinano
7Tutta
bella tu sei, amica mia,
8Vieni dal Libano,
9Feristi
il cuore a me, sorella mia
10Le
tue mammelle quanto sono belle,
11Le
labbra tue sono un favo stillante,
12Giardino
chiuso sei, sorella mia
13I
tuoi germogli sono un paradiso
14Nardo e croco,
15Sei
fonte dei giardini, pozzo d’acqua [Sposa]
16Sorgi,
aquilone, e vieni, vento austro;
|
* * *
|
CAPVT V |
CAPITOLO QUINTO |
| 1veniat
dilectus meus in hortum suum et comedat fructum pomorum suorum
|
1Venga
il diletto mio nel suo giardino [Sposo]
Nel mio giardino, sorella mia sposa, [Sposa]
2Io
sto dormendo, e vigila il mio cuore.
3Mi
sono tolta la tunica, come
4Il
mio diletto ha messo la sua mano
5Mi
sono alzata a aprire al mio diletto;
6Ho
aperto il chiavistello della porta
7Mi
ha trovato la ronda cittadina,
8Io
vi scongiuro, o figlie di Sion, [Figlie Di Sion]
9Qual
è il diletto tuo rispetto a un altro, [Sposa]
10Il
mio diletto è candido e vermiglio,
11La
sua testa è purissimo oro, come
12Gli
occhi suoi sono come le colombe
13Le
guance egli ha come le aiuole di aromi,
14Monili
d’oro sono le sue mani,
15Ha
colonne di marmo come gambe,
16È
dolce senza fine il suo palato; [Figlie Di Sion]
17Dove
è andato, assai bella tra le donne,
|
***
|
CAPVT VI
|
CAPITOLO SESTO |
| 1dilectus meus descendit in hortum suum ad areolam aromatis ut pascatur in hortis et lilia colligat
capilli tui sicut grex caprarum quae apparuerunt de Galaad
|
[Sposa]
1Il
mio diletto è sceso al suo giardino,
2Son
per il mio diletto e è per me il mio [Sposo]
3Sei
bella, amica mia, tu sei soave
4Allontana
da me i tuoi occhi, ché essi
5Sono
un gregge di pecore i tuoi denti
6Le
guance tue sono come la scorza
7Sessanta
sono le regine, ottanta
8Una
sola è, però, la mia colomba,
9«Chi
è mai costei che avanza come aurora
10Nel
giardino dei noci sono sceso,
11Non
so, l’anima mia per la quadriga
12Ritorna
qui, ritorna, o Sulamita!
|
* * *
|
CAPVT VII
|
CAPITOLO SETTIMO |
| 1quid uidebis in Sulamitem nisi choros castrorum
quam pulchri sunt gressus tui
in calciamentis filia principis
|
[Sposa]
1Cosa
vedrai tu nella Sulamita [Sposo]
Quanto è bello il tuo incedere nei sandali
2Una
coppa rotonda è il tuo ombelico,
3I
tuoi due seni sono due cerbiatti,
4Una
torre d’avorio è il collo tuo,
5come
il Carmelo s’erge la tua testa;
6Quanto
sei bella e quanto sei graziosa,
7La
tua statura somiglia a una palma
8Ho
detto: «Salirò sopra la palma [Sposa]
9È
il tuo palato come ottimo vino, 10Son per il mio diletto, egli mi brama.
11Vieni,
diletto mio, usciamo in campagna,
12Alziamoci
domani per le vigne,
13Le
mandragore diedero già odore
|
* * *
|
CAPVT VIII
|
CAPITOLO OTTAVO |
|
1quis
mihi det te fratrem meum sugentem ubera matris meae
|
[Sposa]
1Chi
può darmiti come mio fratello,
2Ti
prenderò e condurrò nella casa
3Mi
terrà la sinistra sotto il capo,
4Io
vi scongiuro, o figlie di Sion, [Fratelli della sposa]
5Chi
è mai costei che sale dal deserto, [Sposa]
Sotto albero di melo ti ho destata,
6Come
sigillo pònimi sul cuore,
7Moltitudini
d’acqua non poterono [Fratelli della sposa]
8Piccola
è ancora la sorella nostra
9Se
fosse un muro lei, merli d’argento [Sposa]
10Io
sono un muro e ho seni come torre: [Sposo]
11Possedeva
il Pacifico una vigna,
12Innanzi
a me sta la mia propria vigna.
13O
donna, tu, che abiti i giardini – [Sposa]Fuggi, diletto mio, renditi ugualeA cerbiatto o a capriolo delle cerve Sulla montagna fatta di profumi
|