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UN CANONE DI LETTERATURA PER IL SECONDO NOVECENTO


 

 

KARIN BUOSO

 

         I contenuti di questo intervento sono tratti da un percorso di ricerca più ampio sulla didattica della letteratura italiana nella scuola secondaria superiore, condotto sotto la guida del  Professor Fabrizio Frasnedi e incentrato su quello che è lo strumento principale di questa disciplina: l’antologia.

Nell’odierna occasione[1] vorrei soffermarmi su una sezione di questo lavoro: lo studio e il confronto condotti su tre antologie del triennio, in riferimento a come esse affrontano il ‘900.

         Le antologie selezionate per tale ricerca sono state scelte sulla base di una serie di  interviste condotte ad insegnanti di triennio di scuola superiore appartenenti all’ADI (Associazione degli italianisti, sezione didattica) e provenienti da città diverse; ne è risultato che i libri di testo tra loro più adottati erano: l’antologia curata da Romano Luperini[2], quella di Armellini-Colombo[3] e, infine, quella coordinata da Ezio Raimondi[4].

E’ bene sottolineare che tale dato si riferisce al periodo a cui risale la ricerca, ossia l’anno scolastico 2007/2008.

La decisione di soffermarmi in particolare sui tomi che riguardano il ‘900 delle tre antologie citate è legata alla curiosità provocata, sin dai tempi del liceo, dalla mole sproporzionata dei volumi finali rispetto a quelli riguardanti i secoli precedenti. Volumi ponderosi che, oltretutto, sono i meno utilizzati in classe.

Successivamente ho scelto di concentrarmi in particolare sul secondo ‘900 in quanto in questa sezione la poca chiarezza e la vastità di autori, caratteri che traspaiono già nella trattazione del cinquantennio precedente, risultano accentuate e quindi più evidenti.

L’obiettivo era quello di osservare come gli estensori delle antologie si comportano di fronte ad un periodo recente, ancora privo di un canone condiviso e accettato[5], al fine di comprendere se e con quali caratteri esso si stia delineando.

 

         A questo scopo ho innanzitutto analizzato i capitoli “monografici”, interamente dedicati cioè ad un autore, individuando come l’unico autore approfondito in tutte e tre  le antologie considerate sia Italo Calvino: lo si può per questo ritenere elemento di condivisione forte,  su cui poter costruire un canone letterario del secondo novecento. Appare però originale la scelta delle opere antologizzate: infatti solo due risultano comuni alle tre antologie, e precisamente La giornata di uno scrutatore e Palomar.

Oltre a Calvino, il secondo autore al quale tutte le antologie dedicano ampio spazio è Pier Paolo Pasolini, che possiamo presumere essere il secondo punto fermo di un ipotetico canone. Le opere antologizzate fanno trasparire, in questo caso, una scelta più tradizionale, potremmo dire normalizzatrice: in tutte le tre antologie vi sono infatti brani tratti da Ragazzi di vita, il primo romanzo, e dalle Ceneri di Gramsci, la più celebre opera poetica.

Infine in tutte le antologie viene approfondito un terzo autore: Paolo Volponi in Luperini, Beppe Fenoglio in Raimondi e Carlo Emilio Gadda in Armellini-Colombo.

 

         Nella trattazione di questi autori, cui viene dedicato un intero capitolo,  si notano tuttavia alcune interessanti modalità di approccio: le pagine a loro dedicate sono comunque numericamente molto inferiori rispetto a quelle dedicate ad autori canonici dei secoli passati; le pagine esplicative sono più consistenti di quelle antologiche; vi è dunque un maggior spazio dedicato ad apparati e al metatesto rispetto al testo tout court. Fattore sorprendentemente  in contrasto con le posizioni che gli estensori dichiarano nelle loro prefazioni, nelle quali auspicano un contatto diretto tra testi e lettori/studenti, nella prospettiva di una didattica che dalla centralità del testo porti poi ad una ermeneutica.

 

         A questo punto è bene spostare l’attenzione su quegli autori del secondo ‘900 ai quali non è dedicato un intero capitolo, ma dei quali i libri di testo riportano almeno un brano antologico: il totale degli autori affrontati dalle tre antologie nel complesso raggiunge l’elevato numero di  111 presenze e, dato davvero significativo, solo 16 di questi 111 sono comuni, ossia trattati in tutte e tre le antologie.

Si tratta di autori in gran parte italiani, ma spicca la presenza inusuale di autori appartenenti a letterature straniere e di autrici, due categorie che sono rappresentate maggiormente  nel secondo ‘900 che in tutti gli altri secoli.

         Mi pare che questi semplici dati rappresentino la prova del fatto che per questo periodo le antologie scelgano di non scegliere, accumulando autori e testi senza sbilanciarsi riguardo al loro effettivo valore e alla loro reale importanza. Una scelta quantitativa quindi più che qualitativa.

E’ bene ora soffermarsi su quei 16 autori comuni, che possono rappresentare una sorta di nucleo intorno al quale, forse, si sta definendo un canone letterario della seconda metà del secolo, seppur ancora parziale e non ben delineato. Questi autori sono:

Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Samuel Beckett, Paul Celan, Vincenzo Consolo, Umberto Eco, Gabriel Garcìa Marquez, Natalia Ginzburg, Giovanni Giudici, Franco Loi, Elsa Morante, Amelia Rosselli, Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Paolo Volponi e Andrea Zanzotto.

 

Vediamo di trarre da questa lista qualche dato su cui riflettere: vi sono 13 autori italiani, dei quali tre sono donne, e vi sono tre stranieri; inoltre solo quattro degli  autori italiani possono definirsi “poeti puri” (penso alla Rosselli, a  Giudici, a Loi, a Zanzotto), scelta coerente con la tendenza, comune alle varie antologie e alle dichiarazioni di molti insegnanti, a prediligere  testi in prosa rispetto alla poesia.

E’ importante soffermarci su un’ultima osservazione riguardo a questo nucleo di autori “condivisi”: l’importanza che essi assumono, in quanto trattati in tutte le antologie non viene rispecchiata   da una  medesima quantità di pagine dedicata ad ognuno: molti di questi infatti vengono trattati in poche pagine, anche  numericamente inferiori a quelle dedicate ad altri  scrittori non “condivisi”, che non compaiono quindi nella precedente rosa.

Questo aspetto sembra segnalare una totale individualizzazione: la presenza dei sedici autori sembra allora più legata al caso che ad una reale e discussa condivisione di posizioni.

        

         Il secondo ‘900 nelle antologie è dunque caratterizzato da aspetti nuovi rispetto a tutti i periodi precedenti (una vasta mole di autori poco approfonditi, un’ampia presenza di donne e stranieri…) e ciò apre un’ulteriore questione su cui riflettere: questi caratteri innovativi sono conseguenza di una scelta consapevole per mostrare la complessità e la ricchezza di fine secolo, o è un modo per non prendere posizioni troppo nette, e forse inadeguate, di fronte all’assenza di un canone stabilito?

Di fronte ad un problema quanto mai aperto, mi è sembrato opportuno, a questo punto della ricerca, dare la parola alle persone che affrontano quotidianamente  tali questioni: gli insegnanti. Dunque, prima di apprestarmi a concludere il mio intervento, vorrei citare alcuni degli aspetti che sono emersi dalle interviste che ho condotto. Senza la pretesa di fornire dati statistici, ho semplicemente cercato di cogliere le prospettive di alcuni di loro e il modo con cui affrontano, nella reale pratica scolastica, aspetti finora trattati da un punto di vista teorico. Le interviste riguardavano molti aspetti dell’insegnamento, ma qui vorrei soffermarmi sulle risposte raccolte al quesito:

«Come reagisce all’assenza di un canone accettato per il ‘900?»

Tra i professori, a tale domanda, si delinea una vasta gamma di posizioni: per quanto riguarda il periodo contemporaneo, molti insegnanti dichiarano di apprezzare l’assenza di un canone rigido perché questo permette una maggiore libertà di scelta e, di conseguenza, rende più semplice l’adattamento del programma agli interessi del docente e, soprattutto, della classe. Tale libertà è inoltre sentita come caratteristica che rende maggiormente possibile l’apporto di metodi nuovi e innovativi (percorsi tematici, incontri con autori viventi…).

La maggioranza degli insegnanti, allo stesso tempo, si dichiara propensa a ricevere direttive ministeriali riguardanti un canone minimo del ‘900, che ad oggi non c’è, e che dovrebbe rappresentare non una rigida lista di autori a cui attenersi, ma piuttosto delle direttive condivise su quali siano gli autori imprescindibili.

        

         Se dunque prendiamo in considerazione le antologie scolastiche relativamente al secondo ‘900, intendendole  come luogo in cui si può verificare quel rinnovamento del canone che si sta realizzando non a livello accademico, ma direttamente nei libri di testo, si delineano a mio avviso due stadi di questo work in progress:  l’inserimento di categorie tradizionalmente omesse (donne e stranieri) ed un  aumento quantitativo di presenze sotto forma di lunghe liste di autori, trattati in maniera superficiale e brevemente introdotti.

         Secondo il mio parere, questi sono due momenti di uno stesso processo, che per essere portato a termine necessita però di una terza fase: i curatori delle antologie dovrebbero fare delle scelte chiare sugli autori da approfondire e, una volta colte le eccellenze, trattarle con gli stessi metodi con i quali si affrontano i grandi autori italiani del passato, ad esempio dedicando loro interi capitoli. Potrebbe essere un primo passo molto importante, da comprendersi in prospettiva come un momento di transizione verso un rinnovamento del canone più uniforme.

        

         Per concludere è quindi a mio avviso necessario che i curatori delle antologie, sentiti i docenti di scuola da un lato, il Ministero dall’altro,  proseguano nel cammino da essi stessi avviato, per approdare ad un nuovo canone nel quale flessibilità e complessità non significhino confusione e accumulo indiscriminato di materiale.

 


 

[1] Relazione tenuta al seminario MOD “Il canone letterario del novecento e i programmi scolastici” organizzato dal prof. Piero Pieri a  Lugo, il  14 dicembre 2009.

[2] R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, La scrittura e l’interpretazione, Palumbo Editore.

[3] G. Armellini, A. Colombo, Dalla parte del lettore, Zanichelli  Editore

[4] G. M. Anselmi, G. Fenocchio, Tempi e immagini della letteratura, coordinam E. Raimondi, Ed. Scol. Bruno Mondadori.

[5] Sull’argomento il dibattito è da anni ricco e variegato: valga per  tutti il volume a cura di U. Olivieri  Un canone per il terzo millennio, Bruno Mondadori  2002

 

 

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