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La caduta di Oliver Hirschbiegel,

Austria-Germania-Italia 2004

 

La storia raccontata dai vinti è, di solito, più interessante di quella raccontata dai vincitori: i vinti non possono infatti ignorare le ragioni dei vincitori, mentre questi ultimi rischiano di rimanere preda della  superficialità che, di norma, accompagna la retorica della vittoria.

Ad oltre mezzo secolo da un passato che continua a riguardarli - soltanto una ferita ancora aperta, del resto, può destare vera compassione… -, i Tedeschi presentano sulla scena il loro “mostro” in carne ed ossa, senza alcuna copertura comica od ironica, nonché con l’intento esplicito di proporre una ricostruzione storica rigorosamente fedele ai fatti.

è questa, senza dubbio, un’operazione coraggiosa che, nonostante la sterminata produzione sul tema, nessuno aveva osato - credo - compiere; probabilmente, quest’onere spettava appunto ai protagonisti attivi di quei delitti… Hitler ci appare dunque, nel film, assai lontano dalle immagini propagandistiche di repertorio, nel momento della verità, ovverosia in quello della sua fine, e - forse per la prima volta - vediamo in lui un uomo, vediamo lo scandalo del mostro che è (potenzialmente) in ogni uomo.

     L’impostazione del racconto non è però centrata sulla figura del “grande dittatore”, bensì sulla tragedia del fallimento etico-civile di un’intera nazione. La caduta di Hitler coincide, in effetti, con l’inizio del film, e la sua morte non ne determina la fine: tale prospettiva, capovolta rispetto a quella consueta, ci mostra come i Tedeschi abbiano applicato tale loro ideologia, caratterizzata da una violenza fredda e chirurgicamente razionale, anche contro se stessi; anzi, la compassione di cui si fanno interpreti attraverso questa ricostruzione dei fatti, lungi dall’essere accondiscendente, appare l’unico presupposto valido per condurci tutti verso la necessaria consapevolezza di quanto è accaduto. 

La memoria, il monito di non dimenticare, se prescinde da uno sforzo continuo e severissimo teso ad una comprensione sempre più convincente delle cause, non produce alcun esito positivo; in altri termini, qualunque condanna che non rinnovi costantemente lo stimolo ad un’interpretazione quanto più approfondita e articolata possibile dei perché, rischia di smarrire il suo senso autentico, rischia di divenire vacua retorica…

E proprio il desiderio, ardente quanto lucido, di superare gli schemi di ogni retorica di maniera consente a questo film di segnare una tappa importante.

(Elide Pallotti)

 

 

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