Paul A. Boghossian, Paura di conoscere. Contro il relativismo e il costruttivismo, Roma, Carocci, 2006, pp. 169, € 18,00
Oggi, l’invadenza del pensiero debole e il relativismo – forma politically correct di tolleranza del pensiero – confermano sul piano estetico il classico adagio de gustibus non disputandum est, che poi declinano in senso etico come de moribus non disputandum est; ma è accettabile che si spingano a sostenere che de modis sciendi non disputandum est? In àmbito gnoseologico, è forse giusto sostenere che ogni modello di conoscenza ha eguale valore, dipendendo unicamente dal contesto storico, materiale e sociale che lo “costruisce”? Ha senso immaginare che la conoscenza non sia il riflesso di una realtà che ne prescinde, ma semplicemente il portato della società da cui deriva? Il creazionismo biblico ha, dunque, la stessa legittimità epistemologica dell’evoluzionismo darwiniano? E la scienza non è che uno dei tanti approcci gnoseologici al mondo, tutti dotati degli stessi titoli di merito? Così come non esistono culture superiori, non esistono nemmeno modelli conoscitivi superiori?
Con Paura di conoscere, Paul A. Boghossian sconfessa magistralmente il moderatismo filosofico che domina la contemporaneità postmoderna e tenta di fondare una nuova oggettività epistemologica. Il metodo scientifico, probabilmente, non è solo una riprovevole manifestazione d’orgoglio della società occidentale, ma è anche il risultato di una ricerca onestamente mossa dall’autocritica verso tesi sempre più convincenti, e non può essere sacrificato alla categoria della uguale validità.
L’analisi di Boghossian smaschera la debolezza delle idee costruttiviste relative alla conoscenza, indagandone le posizioni teoriche circa i fatti, la giustificazione e la spiegazione razionale delle credenze, nonché avvalorando l’intuizione contraria che vi sia «un modo in cui stanno le cose che è indipendente dall’opinione umana e che siamo in grado di arrivare a credere come stanno le cose in modo oggettivamente ragionevole, valevole per chiunque sia in grado di apprezzarne l’evidenza a favore indipendentemente dalla prospettiva sociale o culturale. Per quanto queste idee possano essere difficili, è però un errore pensare che la filosofia recente abbia scoperto ragioni rilevanti per rifiutarle».
(Lorenzo Tinti)