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Autentici falsi d’autore- collana diretta da Giovanni Casertano – Napoli: Guida editore, 2004-2005

Platone, Repubblica libro XI, (Mario Vegetti), pp. 53

Saffo, Diario segreto, (Franco Montanari), pp.69

Lucilio, Questioni innaturali, (Luigi Spina), pp.65

Aristotele, Eubulo o della ricchezza, (Enrico Berti), pp. 89

Freud, Sine ira e studio, (Beniamino De Notaris e Mariella Palombo), pp. 67

Torquato di B.Tasso, Il Paratasso, (Marzio Pieri), pp. 65

Si dà conto qui di un sogno realizzato: il sogno del lettore ideale di poter riscrivere i libri che più ha amato, di mettersi al posto del suo autore, addirittura di proseguire la sua opera. E’ quello che più spesso è concesso ai registi teatrali o cinematografici, con le loro rivisitazioni, i liberi adattamenti; più difficile e raro farlo con la scrittura.

Provo a immaginare gli ingredienti necessari per questa operazione. Ci vuole una adesione incondizionata, in principio, con il testo cui si vuole "tener testa": una conoscenza meticolosa, un’attenzione alle pieghe del discorso. Poi ci vuole un

distanziamento, uno stacco che faccia lucidamente vedere limiti e storture, che dia la vertigine del sentirsi "alla pari" con l’autore di partenza. Infine quel guizzo alla Rodari che permette di fare un salto di cornice, mescolare le carte, giocare col testo dissacrandolo. E se il gioco è l’attività più seria che esista, la doppia lettura che questa collana ci propone è un gioco raffinatissimo.

Una vertigine la danno anche a noi "lettori di secondo grado" questi libretti sottili e bianchi e lucidi, corredati con cura maniacale da lettere prefatorie, note, introduzioni, che spacciano come veri i ritrovamenti di papiri, di files nascosti presso archivi americani, di manoscritti in conventi armeni, di frammenti in anfore…

Sulle orme della tradizone di Manzoni e di Eco, dunque.

Un divertissement, come dice Enrico Berti nell’introduzione alla sua ricostruzione di un dialogo perduto di Aristotele; ma anche una prova dell’applicabilità del popperiano principio di falsificabilità anche (soprattutto?) alla letteratura.

E poi, come si diceva, una grande soddisfazione: quanti studenti, nel leggere e tradurre a scuola le epistole di Seneca, non si sono chiesti dove fossero finite le lettere di risposta del giovane corrispondente? Eccoli serviti da Luigi Spina, che nel suo borgesiano virtuosismo inventa fonti, indici e glosse e rende giustizia al povero bistrattato Lucilio.

Fino a produrre stupefacenti falsi storici: nel "ritrovato" dialogo platonico di Repubblica XI, Mario Vegetti fa intervenire un dotto dal pesante accento barbarico (forse proveniente da Treviri, al servizio del commerciante Federicos Anghelos), che dibatte con Socrate i concetti di rivoluzione (neoterismòs) e di comunismo (koinonismòs)

E poi il diario segreto di Saffo che ne consacra l’importanza filosofica come alter-ego di Socrate, o il carteggio tra Moreno –inventore dello psicodramma- e la moglie di Sigmund Freud, o infine una terza Gerusalemme questa volta "rivelata".

Falsi di falsi, visto che il punto di partenza è comunque quello letterario; che però – a rovescio – molto dicono dei testi e degli autori cui si rifanno; e dunque rendono un ottimo servizio alla letteratura.

Volumetti che per la loro colta e beffarda sfacciataggine non a caso forse sono editi sotto il Vesuvio; libretti "deliziosi" che paiono tutti fare proprio l’appello dello pseudoPlatone nel finale della sua falsa lettera XIV (in Vegetti):

"A voi, cari amici d’Italia, il compito di riflettere e di agire. Che un dio allegro e propizio vi possa assistere."

(Magda Indiveri)

 

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