Bibliomanie

Magda Indiveri

Magda Indiveri insegna italiano e latino al liceo Galvani di Bologna. Ha tenuto per alcuni anni la docenza a contratto di Composizione testi in italiano al Corso di laurea di Scienze della Comunicazione UNIBO. È stata supervisore nei corsi SSIS per la formazione docenti. I suoi ambiti di studio sono rivolti al Novecento e alla traduzione. Ha pubblicato saggi su Svevo, Kafka, Ceronetti, Cristina Campo, Gramsci traduttore, Virginia Woolf di cui ha anche curato la traduzione di tre opere. È nel Direttivo dell’Associazione degli Italianisti, sezione didattica.

Europa aveva paura
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Letture e Recensioni

Europa aveva paura. Sembravano passati secoli, da quando spensierata giocava sulla riva del mare. E davvero era senza pensieri, allora, dolce ridente, a intrecciare corone di rose e di viole con le compagne, a raccontare e ascoltare, a fissare quella distesa d’acqua salata che di sera si faceva colore del vino; e c’erano solo storie, allora, niente filosofia. Quel mare la proteggeva, era come il bordo di un vestito, la cimosa di un tappeto. Altre cugine, la solenne Asia ad esempio, vantavano antichità ed esperienza. Lei si sentiva piccola e giovane sempre, leggera che quasi il vento la portava in volo, piena di colori e di umori. “Europa!” - la chiamavano a sera dalla reggia. Perché lei sarebbe stata regina. Ma le interessavano infinitamente di più i battelli che portavano porpora, l’eco fragoroso di armi lontane, i canti. Non voleva mai ritirarsi nelle sue stanze, in quegli anni felici. Aspettava la notte per incontrare sua sor... continua a leggere

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Livia Chandra Candiani, Bevendo il tè con i morti
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Letture e Recensioni

Livia Chandra Candiani, <em>Bevendo il tè con i morti</em>

Se la parola poetica condivide con la magia il potere del fare, la poietica, i versi di Livia Chandra Candiani sono qui a dimostrarlo. I morti che mai vediamo e che affidiamo normalmente all’invisibilità, al non luogo, all’inscritto (bara, cimitero, urna), nei versi di questa raccolta riedita da poco stanno sugli alberi, hanno la gonna rossa, siedono sui fili della luce, hanno risme di fogli. I morti che vivono. Basta questa affermazione e li vediamo, come inserti, tra le cose del mondo. Ma non è più il tempo dell’epifania, del miracolo. I morti non appaiono, stanno semplicemente, fanno azioni, rassettano la terra, hanno paura di vivere ma vivono. La noncuranza è la loro caratteristica, come se i loro occhi fossero rivolti all’interno. Come oggetti ... continua a leggere

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Sulla Giornata nazionale della Letteratura
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Note e Riflessioni

Ma è proprio necessaria, una “Giornata Nazionale della Letteratura”? Non sono diventate esorbitanti, quindi invisibili, le “giornate” dedicate a qualcosa di importante? Non stanno trasformandosi in stanchi post-it scritti con pennarelli esauriti? “Ricordati di ricordare”: ma cosa dovevo poi ricordare? Il catalogo, sappiamo bene, genera indifferenza se non è imbandito da un grande autore, ma di Omero o di Gadda ne incontriamo sempre meno. Allora osiamo il calviniano antidoto dell’esattezza e proviamo ad analizzare la formula parola per parola. Giornata – giorno pieno e lungo, “giorno chiaro e sereno” diceva Leopardi, tutto teso a uno scopo, dentro al lungo anno, una festa, segno rosso sul calendario. È di noi umani la consuetudine di segnare giorni speciali, di darci dei segnalibri, dei sigilli, perché nell’indistinto del tempo non riusciamo altrimenti a fermarci a riflettere e a valorizzare. Nazionale è un agg... continua a leggere

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