Bibliomanie

Il tempio della filosofia di Orazio Arrighi Landini. Un insolito esempio a metà fra storia della filosofia e divulgazione scientifica nell’Italia del Settecento
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Saggi e Studi

Nello scenario dinamico e variegato che caratterizza il secolo XVIII un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta a quelle figure che, pur non ricoprendo un ruolo di primo piano, svolgono tuttavia un compito “divulgativo” nella cultura del tempo. Uno dei più significativi rappresentanti di questo genere di intellettuale è il toscano Orazio Arrighi Landini (nato a Firenze nel 1718 e morto a Venezia non prima del 1770), che incarna, in un certo senso, il tipo dell’uomo di cultura settecentesco desideroso di ampliare continuamente i suoi orizzonti, mostrandosi incapace di soffermarsi su un ambito di interessi circoscritto. Da personaggio ambizioso qual è, Arrighi Landini è sempre alla ricerca di situazioni e ambienti che possano mettere in risalto le sue doti di versatilità e possano consentirgli di sfoggiare la sua erudizione. La continua ricerca di queste condizioni congeniali al raggiungimento delle predette finalità, lo porta a girovagare un po... continua a leggere

tag: , ,

torna su

La creazione delle «dodici divinità delle genti maggiori» nella Scienza nuova di Vico come espressione delle passioni umane. Paura, bisogni, conflitti
di , numero 42, luglio/dicembre 2016, Saggi e Studi

La creazione delle «dodici divinità delle genti maggiori» nella <em>Scienza nuova</em> di Vico come espressione delle passioni umane. Paura, bisogni, conflitti

Uno dei principali aspetti della filosofia di Giambattista Vico, costituente anche uno dei motivi di maggiore distinzione dal suo antagonista Descartes, è rappresentato dalla convinzione che nell’uomo mente e corpo interagiscano in modo attivo nella formulazione della conoscenza. Sebbene sia possibile riscontrare tale caratteristica un po’ in tutte le opere del pensatore partenopeo, è però soprattutto nel suo capolavoro, la Scienza nuova, che essa emerge in maniera evidente, in quanto è in quest’opera che Vico rappresenta la «vasta immaginativa di que’ primi uomini, le menti de’ quali di nulla erano astratte, di nulla erano assottigliate, di nulla spiritualezzate, perch’erano tutte immerse ne’ sensi, tutte rintuzzate dalle passioni, tutte seppel... continua a leggere

tag: ,

torna su

La concezione filosofica della poesia nel pensiero di Gian Vincenzo Gravina
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Saggi e Studi

Il 1708 è un anno di fondamentale importanza per la filosofia moderna italiana; in quell’anno, infatti, vengono pubblicati tre libri destinati a rivestire un ruolo significativo nel contesto della cultura nostrana: le Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle arti di Lodovico Antonio Muratori, il De nostri temporis studiorum ratione di Giambattista Vico e il Della Ragion Poetica di Gian Vincenzo Gravina. Pur se differenti per le tematiche affrontate, questi tre volumi sono accomunati dal bisogno di far rinascere la cultura italiana, risvegliandola dal torpore che l’aveva caratterizzata durante il Seicento, ponendola di fronte alla necessità di un riscatto rispetto alle altre nazioni europee, in special modo rispetto alla Francia, che a quel tempo rappresentava il faro culturale dell’Europa. Ponendosi nella scia del trattato Della Perfetta Poesia italiana (1706), scritto due anni prima, le Riflessioni sopra il buon ... continua a leggere

torna su

Immagine, immaginazione e poesia nella speculazione di Gianvincenzo Gravina
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Saggi e Studi

Immagine, immaginazione e poesia nella speculazione di Gianvincenzo Gravina

Immagine e immaginazione in relazione ai concetti di «vero», «falso», «verosimile» Fra le varie incombenze di tipo culturale che Gianvincenzo Gravina (1664-1718) si trova a fronteggiare vi è quella riguardante l’affermazione dell’importante ruolo rivestito dall’immagine nel contesto della filosofia moderna. La gravosità del compito appare ancor più evidente se si considera il fatto che, nel corso della storia, l’immagine, intesa come categoria speculativa, era stata sottoposta ad un depotenziamento sia di tipo ontologico sia di tipo epistemologico. Il depotenziamento sul piano ontologico era stato dovuto a Platone, al quale va ascritta la teoria secondo la quale l’immagine apparterrebbe all’ordine del non essere; tale concezione, va specif... continua a leggere

tag: ,

torna su
copyright | privacy | credits