Bibliomanie

Al Caffè Margherita 130 anni dopo o poco più
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Note e Riflessioni

Quando, per il 20 dicembre 2016, sono stato invitato a presentare alla Casa della conoscenza il volume 130 anni a Casalecchio. Caffè Margherita, di cui qui tenterò – in modo del tutto personale – di parlare, ho pensato a lungo al motivo vero per cui da circa un decennio ho preso a frequentare quel bar, così particolare com’è sotto il portico di Palazzo Quadri, all’angolo delle vie Porrettana e Marconi, a due passi dal Reno, dove spesso la vita sembra soffermarsi un po’a riflettere su se stessa per poi procedere inesorabile senza sosta. Ho pensato, dicevo, ho ripensato, e non ho trovato parole migliori per esprimere quel che provo nel recarmi là se non il famoso verso di Carducci: «un desiderio vano de la bellezza antica» (Nella piazza di san Petronio, 20). Tutto tra quelle quattro mura racconta qualche cosa, un aneddoto, un personaggio, una storia, e così lo vivo quale un luogo della memoria, anche della mia personale memoria, un luo... continua a leggere

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Paesaggi, ascolto, vita di Sebastiano Fusco
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

Alla pubblicazione di una nuova raccolta poetica, oggi più che mai, si riaccende l’interrogativo sull’utilità – non voglio dire necessità – di fare versi, di strutturarli organicamente in una sequenza di senso compiuto e di proporli a un lettore: la dimensione lirica è una ricerca, uno scandaglio all’interno prima ancora che all’esterno di sé, la ricerca di un dialogo nell’epoca del solipsismo disperato, in un momento storico in cui le parole sono divenute quasi inutili frammenti del divenire incessante della realtà. Se la poesia aiuta a vivere (o a non morire), se l’espressione assoluta ha per sua natura il superamento dell’hic et nunc, del transeunte che ci confina nella dura materia di tutti i giorni, se l’arte spezza le catene verso un’altra dimensione, allora si può e si deve affermare risolutamente che il nuovo libro di Sebastiano Fusco assolve al compito che si è prefisso. Per addentrarsi un poco, ma senza il rischio di... continua a leggere

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In margine alle Myricae di Giovanni Pascoli
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Note e Riflessioni

In margine alle <em>Myricae</em> di Giovanni Pascoli

Nelle Myricae di Pascoli la poesia, seppur per frammenti e illuminazioni, diviene programmaticamente indefinibile punto d’incontro tra realtà sensibile e realtà ultrasensibile, si fa dimensione d’interscambio tra ciò che non è più e ciò che mai più sarà, è invisibile linea che separa e insieme unisce l’inafferrabile unità del tutto. Il poeta, postosi sulla soglia dell’essere già dal titolo, tocca guarda ascolta quanto ad altri è precluso, rimodulando nel suo canto immagini di un mondo ormai trapassato, che parla una lingua arcana e immortale, lingua non tanto a un livello pregrammaticale, secondo la ben nota definizione di Contini, bensì prenatale e ancestrale, iscritta nel cuore delle cose, simile alla circolarità cantata nella quarta ecloga... continua a leggere

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