Bibliomanie

 

Ricerca filologica, storia delle idee 
e orientamento bibliografico

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N°44 Luglio/Dicembre 2017

 

INTERVISTA

 

Crisi economiche e ricadute psicologiche

fra Novecento e terzo millennio

Intervista a Giorgio Bernini

 

Davide Monda

Abbiamo avuto il privilegio d’intervistare, su questo tema d’indubbia attualità, il professor Giorgio Bernini (1928-), giurista di fama mondiale (Diritto civile e commerciale, Diritto internazionale, Diritto comparato), insigne decano italiano dell’arbitrato, nonché ex Ministro della Repubblica italiana (Commercio con l’estero). Ecco, in estrema sintesi, la sostanza del dialogo. Va d’altronde precisato che, dopo avergli gentilmente chiesto di evitare (o perlomeno limitare), se possibile, quei termini tecnici che sono peraltro necessari alle discipline coinvolte, questo giovanile “maestro di color che sanno” ci ha ascoltato con disponibilità, flessibilità e cortesia davvero straordinarie...

 

SAGGI E STUDI

 

La visione diretta della realtà

da Omero al Rinascimento

 

Davide Baldi

Il saggio è comparso in D. Baldi, M. Maggini e M. Marrani, Le origini toscane della Cosmografia di Matthias Ringmann e Martin Waldseemüller, Firenze 2015, pp. 29-67. Per gentile concessione dell'autore. 

 

I feriti nazionalisti del Collegio di Spagna a Bologna

 

Luigi Paselli

Da oltre sei secoli enclave culturale e territoriale spagnola nel cuore di Bologna, il Reale Collegio Albornoziano di San Clemente degli Spagnoli, più noto come Collegio di Spagna, fu retto ininterrottamente da Manuel Carrasco y Reyes dal 1917 al 1954. Nato a Guadix (Granada) il 1° novembre 1883, egli studiò filosofia e diritto e nell’ottobre 1907 ottenne una borsa di studio del Collegio di Spagna di Bologna, dove restò sino alla fine del 1909, conseguendo presso l’università locale la laurea in legge con una tesi in lingua francese premiata dall’Institut de France. All’epoca il Collegio mostrava notevoli carenze accademiche e amministrative che la Giunta di patronato si accinse a sanare nel 1916 con un nuovo statuto, che ebbe l’approvazione reale; all’inizio del 1917 Carrasco – personalità dal carattere forte e deciso, che mostrerà di godere la piena e ininterrotta fiducia del patrono Joaquín de Arteaga y Echagüe, duca dell’Infantado – venne nominato rettore. Per dare subito visibilità all’istituzione che guidava, oltre ad incrementare gli interventi edili e il recupero artistico del Collegio, egli ospitò per tutta la guerra mondiale lo Stato maggiore castrense con il suo capo, il vescovo Angelo Bartolomasi, affittando inoltre una grande villa nel bolognese dove, a spese del Collegio, venne alloggiata la Sezione centrale della Croce Rossa italiana. Il segno di totale riconoscimento che riscosse il suo operato fu la visita di Stato che Alfonso XIII effettuò in Italia nel 1923, dopo averlo ricevuto a Madrid per concordare il programma della giornata che i reali e il loro seguito avrebbero trascorso a Bologna, dove fra l’altro venne consacrata la cappella collegiale di San Clemente restituita all’antico splendore gotico. Da buon diplomatico il rettore curava anche i rapporti con il Governo della madrepatria incontrando di persona nella capitale spagnola, fra gli altri, il ministro del Lavoro e pranzando a quattrocchi con il ministro degli Esteri, senza trascurare l’ambasciata di Spagna in Italia, cui inviava gli esiti lusinghieri conseguiti dai collegiali all’Università di Bologna. Il ministero degli Esteri spagnolo divulgava le note di Carrasco evidenziando «i risultati che danno lustro all’attività culturale spagnola in Italia e che sono una prova della giusta direzione che a questa spagnolissima e secolare istituzione ha saputo dare il suo rettore, Manuel Carrasco»; si compiaceva, inoltre, «dello stato avanzato in cui si trovano i lavori della Casa di Cervantes, istituzione per la diffusione della cultura spagnola in Italia, che svilupperà in un prossimo futuro un lavoro altamente proficuo per le patrie lettere»...

 

21 Novembre 1920: l'eccidio di Palazzo D'Accursio come nascita del fascismo

 

Federico Saladini Pilastri

Il 21 novembre 1920, mentre era in atto l'insediamento della giunta comunale socialista a palazzo d’Accursio, alcune squadre fasciste compivano un attacco all’allora sede del comune di Bologna provocando undici morti e cinquantotto feriti. Questo fatto è passato alla storia con il nome di “eccidio di palazzo d’Accursio”. Questa strage ricopre un ruolo quanto mai fondamentale nella nascita, nella formazione e nell’affermazione del movimento fascista che, di lì a poco (28 ottobre 1922, data della marcia su Roma), governerà l’Italia...

 

Mussolini visto da un bambino

 

Pierluigi Tombetti

Una nuova luce sull’uomo Mussolini dai ricordi vividi e intensi di un fanciullo, ora quasi novantenne, che incontrò più volte il capo del fascismo. Quello che i libri, i filmati d’epoca e gli articoli, non dicono e non possono dire... Mi colpiscono sempre gli occhi lucidi, tremuli delle persone anziane quando raccontano di eventi lontani, che emergono con tutta la potenza emotiva di quando furono vissuti: memorie remote, eppure così presenti, vicine, da annullare il tempo. E quando raccolgo testimonianze storiche di chi ha vissuto eventi degni di nota e li ricorda con eccezionale lucidità, menzionando la data, l’ora, le condizioni atmosferiche, le espressioni dei visi, i sentimenti provati in quel frammento di tempo congelato in un fotogramma di molti decenni prima, ne rimango sempre affascinato, perché scopro sempre aspetti nuovi, importanti, degni di nota. E spesso inediti...

 

NOTE E RIFLESSIONI

 

Francesco Serantini e la classicità dell'epopea minima

 

Antonio Castronuovo

Molti considerano Serantini autore romagnolo, ma ci sono due fatti che giocano a sfavore di questa collocazione. Il suo stile di scrittura. In un’epoca – fine anni Quaranta e primi Cinquanta – in cui dettava legge il neorealismo letterario, Serantini si presentava con uno stile abbastanza inconfondibile, quello dell’epopea minima, della festa popolare. Fu un umanista che restò fedele alle storie vissute, cantore di un’Italia illustre sul piano popolare e garibaldino. Usò uno stile nuovo e antico al contempo, legato al passato ma bagnato nella modernità della sintesi, amante di una narrativa scorciata e dinamica, rapida e sobria, con un senso ironico e smaliziato della vita, fatto di malinconia e di nitidezza classica. Chi lesse Serantini si accorse che era autore colto, dotato di solide e ampie letture, affezionato ai classici ma ben stagionato con il “locale”: nei dialoghi dei suoi personaggi riesce a mantenere i modi colloquiali, dotandosi di formule dell’uso vivo – sprezzature, anacoluti, dialettalismi – ma sempre classicamente calibrate. Il suo era insomma uno stile inconfondibile, che trapiantava nella lingua dei classici costruzioni fraseologiche del dialetto romagnolo...

 

La scuola che non c'è

Ipotesi per una scuola futura

 

Mauro Conti

L’ipotesi di un ripensamento del sistema scolastico nasce dall’esigenza di rispondere alle richieste che vengono dalla società. Come l’imprenditore che debba riprogettare la sua azienda per meglio affrontare la concorrenza e la propria posizione societaria all’interno del sistema di mercato, così noi abbiamo pensato alla realizzazione di un modello, l’immagine di uno scenario possibile per la scuola. Martin Heidegger, nei Seminari di Zollikon, per spronare alla filosofia i suoi discenti – sovente di notevole caratura intellettuale – era solito dire: “Come sarebbe la realtà se tutto improvvisamente non fosse?”. L’esercizio che qui proponiamo è esattamente, sostanzialmente questo: ipotizzare, immaginare come potrebbe essere la Scuola italiana se il suo sistema, le sue strutture, la sua organizzazione, i suoi principi improvvisamente venissero meno...

 

POETANDO

 

Quattro quartetti. Madrigali delle stagioni di Federico Cinti

 

Animula vagula blandula et alia di Rosario De Marco

 

Ultime tesserucole poietiche di Davide Monda

 

LETTURE E RECENSIONI

 

Tempus Tacendi Matteo Veronesi

 

letto da Elisabetta Brizio

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non vuole tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi (alla chiara fonte, Lugano 2017), nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico, nel Prologo, di un «noi» non maiestatico concorre a rendere la dispersione della stirpe dei «poeti perduti». I poeti saranno presenti al mondo soltanto quando saranno deceduti al mondo. Postulato il differimento della ricezione poetica, cosa sono l’esperienza e l’opera nel presente? Nella dimensione versificante il tempo-adesso vede il fare versi nel nome del silenzio, per se stessi, «per noi soli», per un circolo esclusivo, al limite per nessuno. Per ciò che più non è, per ciò che non è al momento. Alla presenzialità dell’adesso, definito come «sacro vuoto», va consacrata, sacrificata, «la nostra pienezza». Un’altra età forse sarà ricettiva del «nostro giudizio indifferente» (i corsivi nel Prologo e nell’Epilogo sono dell’autore): siamo nel campo di quella altrove ostentata indifferenza come controideale anche estetico (esemplarmente, dal profilo dell’esperienza, in Lettera dalla Dacia, del 2009; ardimentosamente, in Sei sestine su nulla, del 2011)...

 

Maria Teresa Martini legge

 

Roberto Matatia I  vicini scomodi

 Charlotte Salomon Vita o Teatro?

 Lo scorso 5 maggio 2017 abbiamo presentato a Moniga del Garda, nell’ambito di “Primavera di Cultura a Moniga”, I vicini scomodi di Roberto Matatia, penultima tappa di tante altre città e diverse scuole. Desidero, in questa occasione, suggerire un accostamento,  fra Camelia Matatia e Charlotte  Salomon_dopo aver visto anche la mostra dedicata alla Salomon negli spazi del Palazzo Reale: Vita? o Teatro? Leben? oder Teather?, Milano 30 marzo/25 giugno 2017...

 

Paesaggi, ascolto, vita di Sebastiano Fusco

 

letto da Federico Cinti

Alla pubblicazione di una nuova raccolta poetica, oggi più che mai, si riaccende l’interrogativo sull’utilità – non voglio dire necessità – di fare versi, di strutturarli organicamente in una sequenza di senso compiuto e di proporli a un lettore: la dimensione lirica è una ricerca, uno scandaglio all’interno prima ancora che all’esterno di sé, la ricerca di un dialogo nell’epoca del solipsismo disperato, in un momento storico in cui le parole sono divenute quasi inutili frammenti del divenire incessante della realtà. Se la poesia aiuta a vivere (o a non morire), se l’espressione assoluta ha per sua natura il superamento dell’hic et nunc, del transeunte che ci confina nella dura materia di tutti i giorni, se l’arte spezza le catene verso un’altra dimensione, allora si può e si deve affermare risolutamente che il nuovo libro di Sebastiano Fusco assolve al compito che si è prefisso...

 

 

Bibliomanie è registrata presso il Tribunale di  Bologna in data 4/5/2005 con il n. 7541

ISSN  2280-8833